Maurizio Sacconi (Magazine – ottobre 2008)

4 commenti

Se gli parlate della Cgil, abbandona i freni della compostezza dialettica. Maurizio Sacconi, 58 anni, ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, di fronte al quadratino rosso della Cgil è come un torello. Lo accusano di voler di nuovo mettere mano all’articolo 18? E lui: «Fanno come quella che urla “Mi violentanoooo” e si strappa da sola le vesti. Strillando: “Uhaaaa”. Ma nessuno l’ha nemmeno toccata». La Cgil e l’Alitalia? «Draaaa», dice mimando con due mani una pressione a tenaglia. Fuori dalla porta della sua stanza, il ministro tiene un dono acuminato: un Dc9 tricolore in miniatura incastrato in un piccolo bosco di cactus. Quando chiedo alle sue segretarie quale sia il significato di quel regalo, mi dicono: «Cerchi di indovinare!». Ci provo: l’aereo è Sacconi e i cactus sono le polemiche su cui è atterrato a causa del suo atteggiamento aggressivo nella gestione della crisi della compagnia di bandiera. L’immagine del ministro, che seduto sui divanetti di Porta a porta dice in faccia a un rappresentante della Cgil che per colpa del sindacato rosso l’Alitalia non aveva più via di scampo («È finita… è fi-ni-ta!»), non la si scorda facilmente. Anche perché poi l’accordo è stato firmato da tutti. Ed è passata l’idea che la linea dura di Sacconi sia stata sconfitta, mentre ha trionfato (come al solito?) la pacata mediazione di Gianni Letta.
Sacconi, su Alitalia lei ha perso. Letta ha vinto.
«È una ricostruzione improbabile».
Lei sembrava avere l’urgenza di accollare la colpa di una eventuale catastrofe al Pd e alla Cgil. Invece, Letta…
«Non c’è stato nemmeno un istante in cui io e Letta non abbiamo condiviso le mosse da fare».
È una Sacconi’s version fabbricata ex-post?
«Io dicevo le stesse cose che diceva Berlusconi. Le pare possibile che Letta abbia fatto qualcosa che Berlusconi non approvava?».
Me lo dica lei.
«No. Eravamo d’accordo. Con Letta e Colaninno ci siamo sentiti minuto per minuto. Anche di notte, alle quattro, alle cinque. Abbiamo lavorato con precisione mil-li-me-tri-ca».
Cioè? Avevate un piano?
«Esatto. Io ho fatto il poliziotto cattivo e Letta quello buono».
Raccontata così, più che una trattativa, sembra una recita.
«Nessuna recita. Quando abbiamo visto che Epifani non aveva intenzione di firmare l’accordo che Cisl, Uil e Ugl avevano siglato, ci siamo mossi. Abbiamo fatto pressione su Cgil e Pd perché si assumessero la responsabilità di un eventuale fallimento. Draaaa. Guardi che gran parte del Pd voleva chiudere l’accordo».
Di chi parla?
«D’Alema, Enrico Letta, Fioroni. Invece Veltroni… In questa storia credo che abbiano pesato anche le rivalità interne tra D’Alema e Veltroni».
Veltroni ha fatto incontrare Colaninno ed Epifani. Anche lui voleva concludere la trattativa.
«Inizialmente no. Comunque noi abbiamo portato a casa il risultato».
Una volta lei ha raccontato di essere amico di Epifani. È ancora così, malgrado vi diate spesso legnate a vicenda?
«Sì. Fino a qualche tempo fa uscivamo pure insieme con le nostre famiglie. Questi buoni rapporti aiutano ».
Se lo dice lei. Coi piloti come è rimasto?
«Qualche giorno fa sono andato a Milano per un convegno. Mi hanno alloggiato all’hotel Executive. Quello dove vanno i piloti. Ne arrivavano da tutte le parti».
Si è nascosto dietro a una tenda?
«No. Ha trionfato la civiltà».
Farà il “poliziotto cattivo” anche sulla riforma del modello contrattuale?
«In quella partita il governo non c’entra. La Cgil ha contestato l’impianto della riforma. Ma credo che Marcegaglia andrà avanti. Il modello attuale ha portato solo bassi salari e bassa produttività, devono cambiare le relazioni industriali. Io sono per la complicità».
Tra chi e chi?
«Tra capitale e lavoro».
Cioè?
«È quello che è successo per decenni nelle piccole imprese in forme irrituali».
Un esempio?
«I premi aziendali dati sotto al tavolo».
In nero? Sono illegali.
«E infatti la forma è sbagliata. Parlavo del principio. Per cui intanto detassiamo i premi, il merito e gli straordinari. E poi facciamo sì che i dipendenti partecipino agli utili dell’azienda: il salario smetta di essere ipocritamente solidale e venga collegato ai risultati».
Il precariato…
«Posso dirglielo?».
Che cosa?
«Ho talmente tanto rispetto per il problema dell’insicurezza che mi viene l’orticaria quando lo sento declinato in chiave giovanile e romana: ’a precarizzazzzzzione, ’a precarietàààà».
Spieghi la differenza tra precarietà e insicurezza.
«L’insicurezza è di tutti coloro che se perdono oggi il posto di lavoro fanno fatica a trovarne un altro. È un problema enorme, non lo si può ridurre alla polemica sulla precarietà fatta coincidere con una tipologia di contratto».
Lo dice per difendere quei contratti flessibili che avete introdotto con la legge Biagi.
«Lo dico perché l’insicurezza del lavoro in Italia c’è eccome. Soprattutto per i giovani-vecchi».
I giovani-che?
«Quelli che entrano nel mondo del lavoro a trenta anni, magari con una laurea poco spendibile».
Tipo?
«Che ne so… Scienze delle comunicazioni. Non è colpa loro. È sbagliato chiamarli bamboccioni. La responsabilità è anche delle famiglie distratte che hanno compensato la loro distrazione con il calore prolungato e ingannevole di una serra familiare».
Lei ha un figlio?
«Sì, di 27 anni. Quando ho visto che si iscriveva a Lingue… l’ho spinto a lavorare subito. Ora dobbiamo costruire un sistema più protettivo per chi perde il lavoro. Io sono per il welfare to work all’inglese».
Che sarebbe?
«Investimenti sulla formazione, che in Italia è un disastro. E accompagnamento del disoccupato a un nuovo lavoro. Se lo rifiuta perde il beneficio. E poi c’è l’Università…».
Che c’entra l’Università?
«La fabbrica dei precari è legata all’Università corporativa figlia della sinistra anni Settanta».
Per i berluscones è sempre colpa della sinistra.
«Be’, in questo caso… L’offerta formativa universitaria da noi è tarata sugli educatori, che sono figli di una stagione in cui si faceva bene sociologia e male ingegneria. Il sessantottismo è il male oscuro, il cancro di questo Paese».
Il ’68 è anche evoluzione dei costumi, dei diritti.
«Io parlo di sessantottismo».
Lei dov’era nel ’68?
«Io ero iscritto da un anno al Psi, un partito riformista, e cioè l’opposto di quell’estremismo da salotto, da cui deriva il nichilismo nazionale».
La sua famiglia?
«Veneta. Di Conegliano. Papà era funzionario di banca. Mia madre maestra elementare. La vigna di suo padre produceva grappa. Io però non bevo super alcolici ».
Il vino?
«Il vino, sì. In Veneto c’è la cultura dell’ombra, il bicchierozzo. A 43 anni, quando mi candidai per la sesta volta alla Camera cercai di fare il conto di quanto vino avevo bevuto durante tutte le campagne elettorali, tra un brindisi e l’altro».
Cento ettolitri?
«No. L’equivalente di due piccole cantine sociali».
È vero che per un periodo è stato nella Fiom, il sindacato dei metalmeccanici?
«Sì. A 18 anni, partecipai alla mia prima assemblea studentesca all’Università. Maturai subito un’ostilità tale per gli studenti contestatori che chiesi ai compagni socialisti di farmi fare un’esperienza di lavoro lontano da quegli estremisti con la pancia piena».
Come andò in fabbrica?
«Andò bene, anche se durò poco. All’epoca la Fiom-Cgil rappresentava l’aristocrazia operaia. Il riformismo concreto di fabbrica».
La sua prima elezione in Parlamento?
«Nel 1979. Nel frattempo però avevo lavorato per molti anni come istruttore di tennis, per mantenere la politica e gli studi. E poi avevo conosciuto Gianni De Michelis».
Che la prese sotto la sua ala, insieme con Renato Brunetta.
«Renato lo conobbi nel 1972. Gianni, due anni prima, durante una riunione di lombardiani a Treviso. Nel ’74, scappammo insieme e dormimmo qualche notte in macchina».
Come, scusi?
«Quando fu arrestato il generale dei Servizi segreti, Miceli, si pensò che sarebbe potuto scattare un colpo di Stato. Molti compagni si mettevano sotto la finestra di casa col motore dell’auto acceso, aspettando il segnale per la fuga dalla propria moglie. C’era una psicosi».
E lei e De Michelis?
«Una notte ci ritrovammo in macchina con le valigie fatte di corsa, coi calzini che spuntavano da tutte le parti. Gli chiesi: “Andiamo in Jugoslavia?”. E lui: “Ma che dici? Gli jugoslavi ci rimanderebbero indietro”. E io: “Allora dove andiamo?”».
Dove siete finiti?
«De Michelis mi disse: “Lenin dove si rifugiò? In Svizzera. Noi lì andiamo”».
Avevate Lenin come punto di riferimento?
«Se c’è una cosa certa è che in 40 anni di politica ho sempre considerato i comunisti avversari e il momento clou fu il 14 febbraio 1984: lo scontro col Pci sulla scala mobile».
Molti suoi ex compagni del Psi, invece, si sono alleati o fusi con gli ex del Pci: Amato, Intini, Boselli, Bobo Craxi.
«Non ho mai capito come facciano. Dopo Tangentopoli, per me la cosa più naturale del mondo è stata andare con Berlusconi. Loro si attaccano allo schema formale per cui un socialista non può che stare a sinistra».
Invece?
«I blairiani d’Italia sono nel Pdl: Tremonti, Frattini, Brunetta, Cicchitto».
C’è qualche blairiano anche nel Pd?
«Poco o nulla. Il blairismo fu anticipato da Craxi: tra i documenti della Conferenza di Rimini del 1982…».
…quella socialista sui “meriti e i bisogni”…
«…e i documenti del New Labour del 1995, c’è grande assonanza».
Il New Labour aderisce al Partito socialista europeo.
«Noi, invece, stiamo bene nel Partito popolare».
I blairiani d’Italia…
«Gli unici di area Pd mi pare siano Nicola Rossi, Antonio Polito ed Enrico Letta».
Letta è il suo omologo nel governo ombra.
«Mi chiama quando pensa che io stia facendo degli errori. Anche lui spera che tutti aderiscano al nuovo modello contrattuale».
Lei aderirà politicamente al progetto di unioni civili, i Di.Do.Re di Brunetta e Rotondi?
«Non ritengo che siano una priorità. Certe cose si possono fare tranquillamente dal notaio».
Sulle unioni civili, negli ultimi anni i socialisti sono andati allo scontro con la Conferenza episcopale, lei…
«Io e Stefania Craxi abbiamo sempre considerato certi atteggiamenti dello Sdi di Boselli nel rapporto con la Chiesa una sconfessione di suo padre Bettino».
Addirittura?
«Bettino aveva una sua spiritualità. È l’uomo del nuovo Concordato. Anticipò molte cose. Il suo, come quello di Berlusconi, è il successo del vitalismo contro il nichilismo sessantottista».
Craxi è stato pluricondannato. Ricorda Tangentopoli?
«Gli hanno fatto pagare la vicenda dei missili di Comiso, quella di Sigonella…».
Uhm. Quella sui missili a Comiso fu una decisione pro Nato e pro Usa, Sigonella fu un’azione di resistenza agli Usa.
«Sulla nascita di Tangentopoli hanno interagito più fattori».
Per esempio la corruzione della politica e la magistratura che pretendeva di intervenire?
«Gli ex comunisti temevano un collasso elettorale e così hanno rovesciato il tavolo con la complicità delle procure politicizzate, che infatti hanno colpito chirurgicamente certi partiti».
È una tesi complottista. Diffusa soprattutto tra ex Dc ed ex Psi. Non è che è dettata dal coinvolgimento personale di chi è stato toccato dalle inchieste?
«Un po’ di rancore, anche personale, contro chi ha disperso intere famiglie politiche, c’è».
A cena col nemico?
«Con Linda Lanzillotta. Una tosta. Liberal-socialista vera».
Lei ha un clan di amici?
«Quelli di scuola. Gli incontri con loro sono un’oasi di ristoro. Una volta all’anno facciamo una zingarata sugli sci».
Il film della vita?
«Il ferroviere di Pietro Germi. Ma poi rivedo volentieri tutta la serie di Don Camillo e Peppone».
Il libro?
«I promessi sposi, di Manzoni».
Lettura dei tempi del liceo.
«Ne consiglio sempre una rilettura. Se vuole qualcosa di più recente L’ultima lezione di Randy Pausch: è un inno alla vita e l’autore l’ha scritto quando ha scoperto che stava per morire».
La canzone?
«War is over, di John Lennon, ma non vorrei essere frainteso».
È un pezzo ultrapacifista sul Vietnam.
«È un pezzo di quando ero giovane».
Lei è ministro della Salute. Quanto costa una confezione di preservativi?
«Non lo so».
Tanto. Andrebbero distribuiti gratis nelle scuole?
«Sono favorevole all’educazione sessuale nelle aule, ma regalare condom mi sembrerebbe un servizio invasivo».
I confini della Georgia?
«Aspetti che guardo la carta geografica che ho in testa… Turchia, Armenia, Azerbaijan e Russia».
L’articolo 4 della Costituzione?
«Oddio. Non ho tutta questa memoria».
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
«Ah… Non ricordavo che fosse proprio il 4».

Categorie : interviste
Commenti
paolo sinigaglia 21 giugno 2010

IL MINISTRO SACCONI PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE,NON HA IN MENTE GLI INTERESSI DI CHI LO HA ELETTO:MOLTI LAVORATORI ED IMPRENDITORI CHE IN VENETO SONO LA STESSA COSA).
LO INCONTRAI A VENEZIA PER FARGLI RILEVARE IL MANIFESTO COMPLOTTO NEI CONFRONTI DELLA COMPAGNIA AEREA VENETA DI ALPIEAGLES AD OPERA DELLA SAVE DEL SUO COMPAESANO MARCHI (ED INOLTRE FININT ,CREDINVEST(LUGANO ,BANCA RILEVATA DAL EX SENATORE DI GIROLAMO;antonveneta) ED ENAC DEL PRESIDENTE VITO RIGGIO(NOTO SALTOQUAGLISTA BENIFICIATO DA ACCUMULI DI COMPENSI ED INTRECCI CON LO
SCANDALO G8/BALDUCCI/ANEMINE)REO DI AVER DISTRUTTO L AEREOTRASPORTO ITALIANO,DI DISCRIMINAZIONI NEI CONFRONTI DI ALPIEAGLES CHE OGGI DA QUASI 2,5 ANNI HA A TERRA I PROPIRI AEREI ,CON LO SPRECO DERIVANTE DALLA CONSEGUENTE MESSA IN CASSAINTEGRAZIONE DI CA 300 ADDETTI (OGGI 600 IN SEGUITO ALL INGRESSO DI 10 NUOVIAEREOMOBILI.
PREFINANZIATI NON DAL CONTRIBUENTE MA DAL FINANZIAMENTO ESTERO DI UNA TRA LE PIU FORTI BANCHE TEDESCHE)
SACCONI MI CONOSCE BENE QUALE IMPRENDITORE DI SUCCESSO PER 45 ANNI , MA ANCHE LUI FORSE LEGATO ALLA LOGICA DELLA POLTRONA NON DA QUELLA DEGLI INTERESSI DELL ECONOMIA DEL PAESE NON MI HA MAI PIU RISCONTRATO A ME HA PREFRITO IL NOTO PRENDITORE VENETO MARCHI ED IL NOTO…… RIGGIO DI ENAC,LORO SI DISPONGONO DI OTTIME REFERENZE.
IO HO PERSO LA FIDUCIA DI TUTTI I NS GOVERNENTI,CREDO CHE PER NOI SIA BENE CHIEDERE UN ANNESSIONE ALL AUSTRIA ED ALLA BAVIERA CONTRATTANDO PREVENTIVAMENTE COSTI E REGOLE.
PAOLO SINIGAGLIA PRES SIMOD E ALPIEAGLES,EX PRESIDENTE VENETO SVILUPPO E VEZIA TERMINE PASSEGGERI

Francesca 17 novembre 2010

Invece di pontificare sul WEB consiglierei al Sig. Sinigaglia di pagare i suoi debiti nei confronti degli onesti cittadini del Nord-Est che non riescono a raggiungerlo in alcun modo data la Sua innata propensione a sparire dalla circolazione

sinigaglia paolo 5 gennaio 2011

cara francesca ,
1.IO NON SONO SPARITO ,CONTRARIAMENTE ALLA SUA DISINFORMAZIONE ,IO NON SONO SPARITO,IO SONO REPERIBILE AL PRESIDENTE@SIMODIT.
2.LA DIREZIONE GENERALE DEL MINISTERO AI TRASPORTI AEREI HA APERTO UN INCHIESTA SU ENAC IN SEGUITO ALLA SEGNALAZIONE DELLA FEDERALPOL SUI DIRITTI DI IMPRESA..

3.E PENDENTE A VENEZIA UN ARTICOLATO ESPOSTO CONTRO SAVE PER APPLICAZIONE DI TARIFFE AEREOPORTUALI USURAIE E DISCRIMINANTI,NEI CONFRONTI DI ALPIEAGLES ED ENAC PER OMESSI CONTROLLI VIOLAZIONI PER ABUSO DI POTERE.

4.NON SO CHI SIA LEI,IO A 27 ANNI ERO PRIMO CONTRIBUENTE DELLA CITTA DI PADOVA ,DAL 1967
CON LA MIA SIMOD HO SEMPRE PRESENTATO BILANCI IN UTiILE PAGANDO,ANCHE NEL SUO INTERESSE,MILIONI DI EUR DI IMPOSTE ,SONO COMMENDATORE DELLA REP ITALIANA,SONO COMMODORO DEGLI USA (unico italiano).vista la sua acclarata conoscenza derl fatto che io ho l attitudine a pontificare e propensione a sparire,mi dica ,rivelando la
sua identita,dove ha appreso il tutto.
5.tenga presente che su incarico d el giudice simone del trib di ve da qualche giorno mi trovo all estero per vedere di coinvolgere un investitore straniero in alpieagles.

sinigaglia paolo 5 gennaio 2011

CARA FRANCESCA ,PURTROPPO NON SONO IO A NASCONDERMI MA SACCONI AMICO DI MARCHI SAVE ,IN DISPREZZO AI DOVERI DEL SUPPORTO ALLA OCCUPAZIONE,AI DIRITTI DELL IMPRESA ,NONOSTANTE LE MIE SOLLECITAZIONI.
MA SONO CONVINTO CHE IO AVRO SODDISFAZIONE DEI SOPPRUSI SUBITI.A LIVELLO INTERNAZIONALE ANCHE IN SEDE CEE ,COME LE E NOTO IL NS PAESE ARRETRA SEMPRE DI PIU SULLA CONSIDERAZIONE MONDIALE
ESATTAMENTE IL CONTRARIO DELLA GROSSA CONSIDERAZIONE ,ANCHE NEL SUO INTERESSE,HA OTTENUTO IL SOTTOSCRITTO
A DISPOSIZIONE P SINIGAGLIA

Lascia un commento