Riccardo Scamarcio (Magazine – marzo 2008)

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Finita l’intervista, ha una preoccupazione: «Oh, mi raccomando, scrivilo che alla fine l’ho azzeccato il confine di Israele». Riccardo Scamarcio, 28 anni, attore, ha girato più di quindici film in quattro anni ed è diventato una leggenda del cinema adolescenziale nei panni di Step, il macho tenebroso di Tre metri sopra il cielo (3Msc) e Ho voglia di te (Hvdt). Appena Scamarcio si ferma in un luogo pubblico si crea il capannello delle fan. Gli è capitato di essere assediato e pedinato. Una volta, gli si è avvicinata una bambina di nove anni e gli ha chiesto: «Mi trombi?». Vive con Valeria Golino in un appartamento vista Colosseo. Mi accoglie con indosso sciarpa e cappotto («Ho l’influenza »), si stravacca su un divanone bianco e affronta la conversazione con una certa diffidenza. Gli do del tu e lui ogni tanto replica dandomi del voi, intendendo «voi giornalisti… ». Vigilia di elezioni, partiamo con la politica. La scrittrice Lidia Ravera, interrogata sulla differenza tra i giovani del suo Porci con le ali (1976) e quelli di Ho voglia di te, ha detto che i suoi Rocco e Antonia erano impegnati, leggevano, partecipavano alle assemblee e che invece gli “Scamarci” hanno come unica preoccupazione quella di divertirsi.
Scamarcio, che dici?
«Credo che questa scrittrice Ravera si sbagli. Il libro di Federico Moccia da cui è tratto Hvdt non descrive una generazione, ma un piccolo gruppo di persone. La mia generazione è meno impegnata di chi ha vissuto gli anni Settanta, ma ci sono le eccezioni».
Tu ti occupi di politica?
«Ne parlo tutti i giorni. È un pensiero fisso».
Addirittura. Autodefinisciti politicamente.
«Le definizioni sono quasi sempre riduttive».
Chi voterai?
«Ho sempre votato per Bertinotti, ma quest’anno cambio».
Perché?
«Non stimo tutti i personaggi che si sono piazzati sotto l’Arcobaleno».
Parli di Pecoraro Scanio e di Diliberto?
«Non faccio nomi».
Quindi chi voterai?
«Il Pd di Veltroni».
Sai chi è Marianna Madia?
«No, chi è?».
Una tua coetanea del Pd che dovrebbe attirare il tuo voto. Ti hanno mai proposto di partecipare a una campagna elettorale?
«No».
Lo faresti?
«No. Ma come cittadino vado alle manifestazioni».
Sei attivo in qualche altro modo? Che ne so, segui il “decalogo salva pianeta” di Al Gore?
«Ho sensibilità ecologica e ho un fantastico raccoglitore differenziato per la spazzatura».
C’è qualcuno per cui spenderesti la tua notorietà?
«Per Beppe Grillo. Un genio».
C’è chi lo ritiene il simbolo dell’anti-politica.
«Grillo denuncia meglio di chiunque altro le schifezze dell’Italia. Se mi chiamasse per una kermesse ci andrei di corsa. Grillo è Grillo».
Da ragazzo hai mai fatto politica?
«No. Ho vissuto ad Andria, non si faceva molta politica tra i ragazzi».
Si dice tu abbia avuto una adolescenza turbolenta.
«Combinavo parecchi guai».
Tipo?
«A dodici anni ho distrutto la macchina di mio padre. Coi piedi non arrivavo nemmeno ai pedali».
Ti punirono?
«Mi venne la febbre per i sensi di colpa».
La scuola.
«Non ci andavo. Così mio padre mi prese per un anno a lavorare con lui. Sveglia alle 5 e via».
Che cosa facevi?
«Il rappresentante di carni. Per un po’ ho frequentato il mondo sanguigno dei macellai».
Tua madre?
«Lei è pittrice».
Hai mai pensato di seguire le sue orme?
«No. Ma ho fatto qualche scultura».
Chi le ha viste non le ha apprezzate: blocchi di tufo con su scritto Fuck you.
«Non avevo alcuna velleità. Vedevo mia madre lavorare e così…».
Ti sei ispirato a lei per il personaggio del film Colpo d’occhio? Lì sei uno scultore…
«All’inizio il regista, Sergio Rubini, pensava a un musicista. La storia si basa tutta sul rapporto tra l’artista e il critico. Conoscendo il mondo dell’arte, gli ho detto che secondo me il tutto funzionava meglio con un pittore o uno scultore, che spesso devono il loro successo quasi esclusivamente al critico di riferimento».
Torniamo alla tua adolescenza pugliese. Hai fatto anche il modello.
«Una sfilata nella discoteca di Bisceglie Divinae Follie per un amico che vendeva vestiti. A 15 anni».
La prima performance da attore?
«A sedici, in teatro. Miseria e nobiltà di Scarpetta. Un anno dopo, su un treno, incontrai uno psichiatra che mi consigliò il Centro sperimentale di cinematografia. Fu la svolta: io non ne avevo mai sentito parlare. Feci quattro anni in uno per prendere il diploma e mi trasferii a Roma».
Con Angela, la tua ex fidanzata?
«Lei era già a Roma. Per studiare Legge».
È vero che ci sei stato 10 anni, dai 16 ai 26?
«Sì. Una cosa molto poco da personaggio maledetto, no? Per non parlare della storia che ho ora».
Con Valeria Golino che ha tredici anni più di te. Aspettate un pupo, sì o no?
«No, no».
Moccia ha detto che la relazione con Valeria è il segno di quanto ti sei allontanato da Step.
«Ammazza che iena».
C’è chi dice cose ben peggiori su di te.
«Ho molti nemici. Non so perché».
Forse è invidia. Tu invidi qualcuno? Magari Elio Germano che ti contende la vetta dei desideri adolescenziali…
«Ma figuriamoci».
Francesco Siciliano parlando degli attori di successo…
«Chi è questo Siciliano?».
Un attore. Si presenta pure alle Comunali di Roma nella lista civica per Rutelli. Ha detto che dopo il periodo di Stefano Accorsi, passerà anche quello di Scamarcio, perché le scamarcette crescono.
«Che cosa dovrei dire?».
Nulla. Il regista Lorenzo Massi…
«Lasciamo perdere».
…dice che sei stato ostile a Prova a volare, il film che hai fatto con lui.
«Quel film neanche me lo ha fatto vedere. È uscito sull’onda dei miei successi quattro anni dopo che l’avevamo girato. Alle proiezioni, senza dirmi niente, si sono messi a vendere poster con la mia faccia».
Con la tua faccia hanno fatto anche le figurine. Tu ce le hai le figurine di te stesso?
«No. Ero fuori di me quando ho visto l’album».
Fabio Piscopo di Cioè sostiene che nelle tue interviste ti scordi sempre di citare i fotoromanzi che hai fatto con lui.
«Ne ho fatti due quando ero ragazzino e lui ci ha mangiato per anni. Devo aggiungere altro?».
Valerio Mastandrea…
«È un amico».
Ha detto che il tuo successo è la dimostrazione che il sistema cinematografico italiano è malato.
«Mi ha spiegato che è stato frainteso. Il cinema è malato perché mancano le scuole, i maestri, quelli che ti insegnano un mestiere molto difficile».
Tu hai avuto dei maestri?
«Quelli del Centro sperimentale. Lì tra l’altro ho incontrato la politica».
In che modo?
«Io venivo dal Sud. Alla Scuola ci andavo in giacca. E per questo un gruppetto di allievi mi considerava di destra, una specie di fascista. Li odiavo. Giurai a me stesso che non sarei mai diventato di sinistra».
Hai cambiato idea per spirito di sopravvivenza?
«No. Ho cercato di capire che cosa fosse la sinistra al di là dei loro atteggiamenti. A metà del secondo anno poi ho lasciato la Scuola».
Per fare che cosa?
«Mi avevano proposto la serie tv Compagni di scuola».
È stato il tuo primo ciak?
«No. Quello è stato a vent’anni con la miniserie Ama il tuo nemico 2».
Step e 3Msc come sono arrivati?
«Con un normalissimo provino».
Ti senti mai prigioniero di quel personaggio, il bello e maledetto?
«Non credo che il pubblico mi percepisca così. Siete voi giornalisti…».
Anche tu ci giochi su un certo machismo.
«Ma quando mai?».
Hai detto: «Sono del Sud. Per me la donna è donna e l’uomo è uomo». Quando parli di Valeria dici: «La mia donna». Roba che certe femministe negli anni Settanta ti avrebbero frustato.
«Che c’entrano le femministe? Distinguo i ruoli, mica dico che le donne devono fare la calza».
Nel caso si arrivi alla terza puntata della saga di Step, tu ci sarai?
«Assolutamente no».
Non temi che all’improvviso le scamarcette scompaiano?
«Oddio. Un po’ mi preoccuperei. Le fan mi fanno anche compagnia».
Sei mai stato tentato da una delle tue fan?
«No. Non esiste».
Capita mai che siano troppo invadenti?
«I loro fidanzati, soprattutto. Mi si piazzano col telefonino a dieci centimetri dal naso, scattano una foto e se protesto dicono: Ao, sei Scamarcio, te devi fa’ fotografa’».
I tuoi coetanei più bravi?
«Pierfrancesco Favino e Kim Rossi Stuart».
Con loro hai fatto Romanzo criminale. Una donna?
«Lauretta mia, Laura Chiatti».
I big con cui vorresti fare un film?
«Sean Penn e Bernardo Bertolucci».
Il film che ti è venuto peggio?
«Rispetto a quel che immaginavo, direi La freccia nera».
Un flop televisivo. La dimostrazione che non basta la faccia di Scamarcio per fare botteghino e audience.
«Non esiste l’attore che le azzecca tutte. Anche certi film di Mastroianni non sono andati bene».
Mastroianni è un tuo mito.
«Diciamo che delle due scuole di pensiero attoriale rappresentate in Italia da Mastroianni e Volonté… da una parte quelli che costruiscono il personaggio dall’interno e dall’altra quelli che giocano sul trasformismo e il fattore esteriore, io preferisco i primi».
Hai un clan di amici?
«Walter, Domenico, Maurizio. Quelli con cui sono cresciuto in Puglia».
Con loro usi questo italiano pulitissimo da corso di dizione?
«In Puglia parliamo tutti così… eheh».
Per recitare hai raschiato via la tua pugliesità. Insieme con il modo di parlare non si cambia anche personalità?
«Sì. E infatti c’è stato un momento in cui ho violentato la mia identità. Ma credo che sia un percorso naturale».
A casa mantieni un po’ di pugliese?
«Con Valeria mischiamo il mio pugliese e il suo greco-napoletano. Filakia, filakia, baci, baci».
I libri della vita?
«Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. E un saggio che mi ha folgorato: La chiusura della mente americana di Allan Bloom».
Di te stesso dici di essere uno che legge poco.
«So che leggere è importante e che serve. Ma magari non serve a me. L’equazione semplice semplice sarebbe: leggi poco, sei una testa di cavolo. Io credo di compensare con la passione che metto nel mestiere di attore».
I film?
«8 e mezzo di Fellini e Elephant man di Lynch».
La canzone?
«Space oddity di David Bowie».
Cultura generale. I confini di Israele?
«Ma che intervista è? Aspetta che trovo un mappamondo».
Non vale. Quanto costa un chilo di pane?
«Dipende. Circa tre euro».
Quanti anni ha la Costituzione italiana?
«Cento?».
Sessanta.
«Mi sono venuti in mente i confini: Egitto e Giordania. Bastano?».

Categorie : interviste
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