Gene Gnocchi (Magazine – marzo 2008)

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Fosse per lui parlerebbe solo di calcio e di musica. Del genietto Antonio Cassano e del rocker Paul Collins. Nel tragitto tra la stazione di Fidenza e il suo studio/magazzino, Gene Gnocchi mi tramortisce con un elenco di gruppi power pop e punk’n’roll: «Ce l’ha presente l’australiano Dom Mariani?». Appena ci sediamo, mi racconta dei ragazzini con cui, a 53 anni, si ostina ad allenarsi: «Corrono come furie e picchiano come fabbri». Calcio e musica: sono i due argomenti che prende sul serio. Per il resto Eugenio Ghiozzi (è questo il suo vero nome) appena può si affida al surreale, al grottesco. Lo fa nella sua rubrica sulla Gazzetta dello Sport. E in ogni secondo della trasmissione Artù (su Raidue), dove da qualche settimana indossa fissa una parrucca di ricci neri («Ronaldo mi ha consigliato il suo prodotto per la ricrescita ») e ogni volta che sta per affrontare un argomento si consulta con una mitria vescovile piazzata su una scrivania. È l’occhio vigile della Chiesa, lo chiama l’Osservatore romano. Gene domanda: possiamo parlare di gay? E la voce che spunta dalla mitria risponde: «Noooo». Di coppie di fatto? «Noooo». Di prostitute? «Noooo».
Gnocchi anticlericale.
«Oh, il Vaticano dà indicazioni su qualsiasi cosa».
Non dovrebbe?
«Mi pare legittimo scherzarci».
Ha mai subito un tentativo di censura?
«Non su questi temi. Però ricordo bene la telefonata di Maurizio Gasparri».
Da ministro delle Comunicazioni intervenne in diretta a Quelli che il calcio.
«Dopo un mio sfottò, il regista Beldì ci annunciò la chiamata. Simona (Ventura. Ndr) fu perfetta: lei faceva quella seria e difendeva la satira, io continuavo: “Ma lei è quello della coppia Gasparri e Zuzzurro?”».
L’ha più rivisto Gasparri?
«Certo. È stato mio ospite in trasmissione. Ora fa più il simpatico. Si è ammorbidito».
I politici in tv si fanno sbertucciare.
«I politici sono uomini di spettacolo. Li vedi lì, masticati a ciclo continuo: dall’alba di Uno mattina alla notte di Marzullo. Supermaschere».
Qualche nome?
«Tutti: i vari Mastella… Marco Rizzo del Pdci è uno a cui si vede che piace stare in tv».
Il migliore?
«Franco Grillini. Si diverte. Fa qualsiasi cosa. Una volta ha finto per cinque minuti una telefonata col suo fidanzato».
Uno show.
«Sandro Bondi alla Grande notte è venuto a leggere le sue poesie: veramente brutte».
Crudele.
«Ma no, lui sa di non avere nessuna parentela con la poesia e sta al gioco. Lo apprezzo. Più di quelli che scrivono senza avere scrittura e si prendono sul serio».
Di chi parla?
«Ho cominciato a leggere La scoperta dell’alba di Veltroni. Be’, mi sono fermato dopo quattro pagine. Mi puzza. Non ci ho trovato un’idea di saggezza. E la saggezza dovrebbe servire anche per governare».
Quindi?
«Lo voto comunque. Non mi fa impazzire, ma oggi è il candidato giusto e altri cinque anni di Berlusconi non li reggo».
Chi avrebbe preferito?
«Pierluigi Bersani. Nel 2001 e nel 2006 l’ho pure aiutato in campagna elettorale».
Come?
«Dopo i suoi comizi, salivo sul palco e cominciavo una parodia del libretto auto-apologetico che Berlusconi aveva inviato a tutti gli italiani. Una bersaneide immaginaria: “Bersani è schivo. Non vi dice che è stato catturato dal Ku Klux Klan, che era a capo della rivolta di Harlem ed è il protagonista del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo…”».
Lui le ha mai proposto una candidatura?
«No».
Lei ha mai fatto politica?
«Da ragazzino aiutavo mio padre a diffondere l’Unità nei paesini vicino a Fidenza. Lui era segretario della Camera del lavoro di Parma. Ricordo le visite di Luciano Lama, a casa. Papà era in odor di Parlamento, ma il partito lo trombò a causa di un intervento anti-togliattiano».
E lei?
«Una volta sono stato eletto consigliere comunale a Fidenza, ma ho rinunciato subito».
Il suo ’68?
«Sui campi di calcio. Pensavo solo a quello».
Fino a quale categoria è arrivato?
«Ho giocato con l’Alessandria in C1. A diciassette anni mi trasferii in Piemonte. Vivevo in sette metri quadri: un letto e un crocifisso al Don Orione… ’na tristezza!».
Quando ha appeso gli scarpini al chiodo?
«Mai. Sono un giocatore tesserato col Parma».
Porta ancora avanti la “campagna” per giocare cinque minuti in serie A.
«Certo. Essendo tesserato, mi danno 1.500 euro al mese».
Scherza? È uno scandalo…
«È il minimo sindacale, lo do in beneficenza. L’ultima di campionato quest’anno è Parma-Inter. Mi sto allenando sulle punizioni. Ho in mente un tiro a foglia morta…».
Quando ha smesso di giocare seriamente?
«L’ultimo campionato l’ho fatto col Busseto nel 1989. Nel frattempo ero diventato avvocato e avevo cominciato con la Tv. Il mondo del calcio mi ha ispirato alcuni personaggi».
Quali?
«Ermes Rubagotti di Mai dire gol, parlava esattamente come Claudio Ghezzi, portiere bresciano del Castiglione delle Stiviere. Quando doveva piazzare la barriera sbraitava: “Gnarooo, sta de banda”».
Lei capiva?
«Mica sempre. Lui stesso mi confezionò un dizionario italo-bresciano. Se gli facevi notare che aveva fatto una cazzata ti diceva: “E alura?”».
E alura divenne un suo tormentone.
«Anche “Fi’ ma che testa ci hai?”, della sit-com Vicini di casa. Ancora me lo dicono per strada».
Come capisce che un pezzo comico sfonderà?
«Se i cameraman in studio non trattengono le risate…».
La sua prima apparizione in tv?
«In un Lascia o raddoppia con Lando Buzzanca. Poi Gaspare e Zuzzurro mi notarono durante una performance nella sala piccola dello Zelig di Milano: facevo quello che voleva imparare a toreare per corrispondenza. Mi proposero di fare Emilio. Fu la svolta».
La tv che le piace?
«Occhio alla spesa: quando Alessandro Di Pietro intervista le zucchine e i salmoni, non resisto. È un cult».
Dice?
«Seriamente: Corrado Guzzanti è una spanna sopra tutti. Al suo livello c’è solo Teo Teocoli».
È di parte: con Teocoli ci ha lavorato per molti anni.
«Teo è il miglior partner possibile».
Si dice che sia incazzoso.
«Con me è sempre stato straordinario. Una notte, alle 4, dovevamo finire di registrare una scena per Scherzi a parte…».
Alle 4?
«Eh sì, Fatma Ruffini, di Mediaset, se non finivamo non ci lasciava andar via. Ero al trucco, spallatissimo. Lui lo ha notato e si è messo a fare il finto elettricista che doveva aggiustare una presa senza avere gli attrezzi. Non ho mai riso tanto».
Come compagna di trasmissione: meglio Afef o Simona Ventura?
«Simona».
Con Ventura avete litigato?
«Balle».
Lo dice perché non vuole rompere con una potente della tv.
«Ho smesso di fare Quelli che il calcio perché senza poter parlare delle partite mi sembrava che avesse poco senso continuare».
Ventura si è mai offesa per i suoi sfottò?
«Mai. Ho fatto battute pesantissime sull’ex marito Bettarini e su Martinelli, il suo fidanzato pediatra, e lei non ha mai detto una parola».
Afef…
«Bella, bellissima, gran classe. Mai vista una donna più bella».
È mai stato a cena con lei e con Tronchetti Provera?
«Mai. Mi ha invitato mille volte, ma non è mai successo».
Low profile gnocchesco.
«Ho pochi interessi: mi piace leggere, ascoltare musica e andare allo stadio, anche solo per vedere una squadretta di dilettanti».
Niente mondanità?
«Dolce & Gabbana mi invitano. Anche Briatore ogni tanto propone… ma niente».
È vero che torna tutte le sere a Fidenza?
«Ci provo. Mi è capitato anche di partire da Roma dopo una serata e di arrivare alle 3 e mezza. Mi piace così: entrare in casa, mentre tutti dormono, e trovare la mia bottiglia di Franciacorta, i tortelli alle erbe di mia madre, da scaldare».
Sua madre cucina ancora per lei?
«È cuoca. Con due dei miei sei fratelli gestisce un ristorante».
Charlie, suo fratello dj, ora lavora con Striscia la notizia. Lo ha raccomandato lei?
«No. Ogni tanto mi chiede se facciamo qualcosa insieme, ma io ho una squadra solida con cui lavoro da anni».
Da chi è composta?
«Luca Bottura dell’Unità, Francesco Freyrie e Dario Tajetta».
Ha un clan, un gruppo storico di amici?
«Nando che fa il radiologo a Parma, Alberto…».
A cena col nemico?
«Maria De Filippi: non mi comunica granché».
Ci andrebbe mai come ospite in una sua trasmissione?
«Mai».
Neanche se ben pagato?
«Neanche se avessi le pezze al culo. Niente di personale, eh. Anzi, come donna mi piace».
La conosce?
«Me la ricordo all’inizio degli anni ’90. Mi invitarono un po’ di volte al Maurizio Costanzo Show e lei lavorava in redazione: aveva un modo di fare spiccio. Intelligente».
L’errore della vita?
«Parliamo di rigori sbagliati?».
Se vuole.
«Durante una semifinale del torneo universitario ne sbagliai addirittura due».
L’errore extra calcistico?
«Quando mi chiamarono per fare i Cervelloni con Bonolis nel ’94. Sottovalutai l’impegno. Vedevo Paolo che lavorava come un facchino: provava e riprovava. Io, invece, pensavo che mi bastasse andar in video e sparare due battute. Diciamo che non avevo ancora capito niente della tv. Dopo due puntate ho mollato».
L’ultima trasmissione che ha rifiutato?
«Baudo quest’anno mi voleva al Dopofestival».
Perché ha detto di no?
«Pensavo che con Chiambretti ci sarebbe stato già un Dopofestival nel Festival».
Dopo il flop si è parlato di fine del baudismo.
«Diciamo che è stata una edizione prevedibile».
Che ha conquistato la maglia nera degli ascolti. Prima ce l’avevate lei e Simona Ventura con Sanremo 2004.
«Già. Ma detto tra noi: chissenefrega di una gara di canzoni italiane che dura cinque giorni».
La canzone della vita?
«Aqualung dei Jethro Tull. Un’esplosione».
Il libro?
«Le poesie di Philip Larkin nei Matrimoni di pentecoste e l’Ennio Flaiano narratore delle Ombre bianche».
Il film?
«Turista per caso, con William Hurt».
Cultura generale. Che cosa è YouTube?
«Una cosa di video on line. Ci capisco poco: per leggere le email mi aiutano i miei figli».
Quanto costa un litro di latte?
«Un euro e venti».
Circa. L’ultimo articolo della Costituzione?
«Boh».
Il primo?
«L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro».
I confini di Israele?
«Il Libano».
E poi?
«Il mare».

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