Gabriella Pession (Magazine – aprile 2008)

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Mi accoglie scalza. Ha venti unghie nere (smaltate, non acciaccate) e gli occhi con un’iride ipnotica: gialla. Gabriella Pession ha 30 anni e come attrice ha fatto di tutto. Dai film in inglese a quelli in spagnolo, fino ai ruoli semi-muti in teatro, passando per le comparsate a cavallo nei cortei araldici di paese («Oh, pagavano bene!»). Ma alla fine è diventata arci-nota grazie a due personaggi tv: l’Elisa di Orgoglio e la Vittoria di Capri. Fan che organizzano pullman per andare a trovarla sul set («dai 4 ai 90 anni»), una media di 5-6 milioni di spettatori a puntata. Quando entro nel suo mini-attico, nel quartiere Prati, a Roma, nella stanza principale, uno schermo piatto gigantesco sta proiettando le immagini di Capri 2. Lei stessa sembra un po’ perplessa: «Diciamo che in sede di montaggio si è perso qualcosa». E io: «Diciamo che il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso ha definito Capri 2 uno spot inutile all’isola campana». Offesa? Gabriella fa finta di nulla, comincia a parlare a mitraglietta di altro. Dei luoghi comuni italici sugli attori tv, della superiorità degli anglosassoni che fanno i musical. Usa un milanese intercalato con parole romanesche.
Fermi tutti. Partiamo dai luoghi comuni. Gli attori tv. Ti pesa avere un alone “fictionato”?
«Guarda che nell’ambiente del cinema non ho questo marchio».
Dici? Negli ultimi quattro anni hai fatto un Graffio di Tigre, un Grande Torino, tre serie di Orgoglio, due del Capitano e due di Capri.
«Ho anche fatto cinema. Due film girati a Madrid. Delle cose in tv sono fiera. In alcuni casi ho continuato la serie anche per gratitudine. Non mi considero intrappolata in quel cliché».
Sicura?
«So che ci sono pregiudizi sugli attori delle fiction, ma di banalità se ne dicono tante».
Si dice che abbiate tutti una recitazione un po’ piatta.
«Sciocchezze. Se ne facessero di cose come Orgoglio. Certo, non è come girare un capolavoro di Kubrick. E può capitare che quando macini ore e ore di tv perdi un po’ di estemporaneità nella recitazione… Io cerco di tenermi in allenamento con una coach e facendo anche altro. Non sono l’unica a fare sia cinema che tv».
A chi pensi?
«Be’, Kasia Smutniak, Nicole Grimaudo e Cristiana Capotondi… Portiamo la nave dove ci pare, senza pregiudizi».
Tutte circa under 30. Generazione cine-tv.
«Cine e tv. Ma è anche vero che dopo anni di lunga serialità, vorrei avere una evoluzione».
Molti ti davano e ti danno approdante al Festival di Sanremo…
«Parlavo soprattutto di cinema. Sanremo e il gioco della bionda e della mora? No, grazie».
Ammazza che prima donna.
«Stiamo pensando a un varietà tutto per me».
Tipo?
«Hai presente quelli condotti da Loretta Goggi e da Rita Pavone? Una cosa classica».
Loro cantavano piuttosto bene.
«Lo so. Io amo cantare, eseguo i pezzi, ma non credo di avere talento. Non mi sento pronta per il pubblico. Faccio delle ottime imitazioni».
Di chi?
«Quella di Francesca Dellera non è male».
Canto… imitazione… aspiri a una fiorellata?
«Fiorello è inarrivabile. È il top che c’è in tv».
Cos’altro ti piace in tv?
«Le Iene, Very Victoria, Reparto maternità…».
La trasmissione splatter con i parti reali?
«Sì. E poi la tv americana, dura e libera. Quella italiana è troppo bacchettona e corretta».
Se lo dice la protagonista di Capri.
«Lo so, ma Capri è per il pubblico di Raiuno. Su Raidue ho fatto un noir scritto da Carlo Lucarelli e diretto dai fratelli Manetti, molto meno correct».
Hai lavorato con entrambi: meglio Pieraccioni o Verdone?
«Mi sono divertita più con Verdone. È ipocondriaco come me. Bravissimo: un amico/medico. Meglio di certi dottori».
Preferiresti fare un film con Moretti o con i Vanzina?
«Dipende dal film. Dal ruolo».
Alcuni tuoi colleghi un po’ snob non avrebbero dubbi: Moretti über alles.
«Sono cavoli loro».
Il regista dei sogni?
«Aspettando il nuovo Bergman, Tornatore».
L’attore?
«Javier Bardem. Tra gli italiani Elio Germano, un talento. E Kim Rossi Stuart, un altro senza pregiudizi».
Lui ha cominciato con il Ragazzo dal chimono d’oro e Fantaghirò. Tu?
«Il mio primo ciak fu in Fuochi d’artificio di Pieraccioni. Dicevo: “Becco 250.000 a botta”. Prima avevo fatto qualche spot. In quello di un collirio ero in coppia con Vanessa Incontrada».
Scuole?
«Ho vissuto fino ai miei sette anni a Daytona, in una casa sulla spiaggia, in Florida, con mia nonna e Charlie, un alligatore domestico. Poi mi sono trasferita a Milano. Scelsi lo scientifico per seguire Maurizio Margaglio, un campione del pattinaggio sul ghiaccio che adoravo».
Anche tu pattinavi, no?
«Mi allenavo negli Usa e in Russia, a Leningrado. Sono stata nazionale juniores. Ma dopo un’operazione al tendine di una caviglia… guarda che cicatrice… ho dovuto smettere».
A che età?
«Sedici anni. Ebbi una forte depressione. Mi buttai nel lavoro: prima come modella, poi ho iniziato a frequentare provini per il cinema».
La leggenda vuole che a un provino ti sei messa a recitare Hegel.
«Avevo un’interrogazione il giorno stesso. Non sapendo che cosa dire all’audizione per Amiche davvero ripetei la lezioncina. E mi presero».
Posso esser sincero? Sembra un aneddoto confezionato per la stampa.
«Se dici così ti faccio uno sputacchio in faccia. Non sono il tipo che inventa storie. I provini sono la mia dimensione ideale: quella competizione forse mi ricorda le gare di pattinaggio».
L’ultimo provino a cui hai partecipato?
«A Londra. Dopo una lunga selezione eravamo rimaste io e Wynona Rider».
Boom.
«È così. È una produzione americana. Hanno scelto lei. Ma sono fiera del risultato».
Recitare in inglese…
«Io sogno spesso in inglese. Ho il doppio passaporto Italo-Usa. E poi so anche il tedesco e lo spagnolo. A proposito di provini…».
Dimmi.
«Mentre andavo a fare quello per la trasmissione Macao, di Gianni Boncompagni, mi chiamò il mio agente e mi disse che Lina Wertmüller cercava una giovane protagonista per un film. Mi fiondai da lei. Parlammo quattro ore… e mi prese per fare Carolina in Ferdinando e Carolina».
Che non è un capolavoro wertmülleriano.
«La sceneggiatura è di Raffaele La Capria. Successe qualcosa in fase di montaggio…».
È sempre colpa del montaggio.
«Nel Pesce innamorato di Pieraccioni inizialmente avevo un ruolo grosso. Dopo il montaggio sono quasi sparita».
Te la sei legata al dito?
«Ma no, capita».
Quando ti proposero Orgoglio, Wertmüller disse: «Che cazzo ci vai a fare in tv?».
«Lina per me è importantissima e le sono grata. Ma quell’obiezione era una stronzata».
Se le avessi dato retta, ora magari saresti un’attrice impegnata del cinema.
«Insisti con questa distinzione tra cinema e tv? Un attore è un contenitore di racconti. Punto».
Ma a certi registi forse gli attori delle fiction tv non piacciono.
«Ma figuriamoci. Io ho detto no all’Avaro di Molière, diretto in teatro da Gabriele Lavia per fare in Rai Cime tempestose».
Un film che però fece Anita Caprioli.
«Lo so. Presi una fregatura. Ferzan Ozpetek mi manda spesso i suoi complimenti e con Paolo Sorrentino ho un conto in sospeso. Ero al ballottaggio finale con Laura Chiatti per L’amico di famiglia, ma alla fine ha scelto lei».
Capri 2: la fiction del sogno romantico, nell’Italia della crisi. Stona?
«Non direi».
Lo faresti un bel film impegnato?
«Ma certo».
Che cosa voti?
«Non lo dico. Non credo che dichiarare il voto aggiunga nulla al mio essere attrice».
Veltroni o Berlusconi?
«Ma che insisti?».
Sì. Molti tuoi colleghi sono più che schierati.
«Lo fanno per convenienza. Fatti loro. Non c’è un leader che mi convinca e credo che nella mia generazione sia un sentimento comune».
La faresti una campagna politica per un partito?
«No».
Claudia Pandolfi si è fatta fotografare con una scritta sulla pancia per difendere la legge 194 sull’aborto.
«Quello lo farei pure io, subito. Ma solo perché è un argomento che conosco. Non sopporto quelli che sbraitano a vanvera. Né gli ipocriti: quelli di sinistra che girano col cabriolet da 300.000 euro».
Uhm. Favorevole ai Pacs?
«Sì. Purché non siano uno pseudo-matrimonio».
Per caso segui il decalogo salva-pianeta di Al Gore?
«Che roba è?».
Sono 10 regole ambientaliste per la vita quotidiana. Un esempio: spegni tutte le luci quando esci di casa?
«La verità? No. Vorrei fare di più».
Negli Stati Uniti: Hillary o Obama?
«John McCain».
Come, scusa? Il repubblicano? Sei la prima in assoluto a darmi questa risposta.
«Ho molti amici americani che la condividono. Obama mi pare inesperto. Un po’ di tempo fa avrei detto Hillary, ma ora…».
Perché McCain?
«Perché è un ex militare con grande esperienza. E in questo momento mi pare più adatto a gestire le emergenze internazionali».
La scelta che ti ha cambiato la vita?
«Trasferirmi a Roma. Era necessario per fare il cinema, ma non conoscevo nessuno. Soffrii come una pazza».
Immagino. Ora ti sei ambientata?
«Certo, ma continuo a chiamare mia madre più di dieci volte al giorno. E se non risponde chiamo i pompieri».
Una roba da psicoanalisi. Frequenti un analista?
«No. Ma segno i sogni su un’agenda. Ho un’attività onirica pazzesca».
Un esempio?
«In quello ricorrente, che è un incubo, ci sono io che cerco di togliermi dalla bocca degli oggetti. Stanotte era uno spillone».
A cena col nemico?
«Non saprei chi citare…».
Ti suggerisco un nome: Carlo Rossella. Lui una volta, davanti alla barca su cui viaggiavano gli attori di Capri, ha detto: «Si potrebbe affondarla».
«Una battuta. L’ha detto ridendo. Siamo amici».
Tra gli attori, su quella barca, c’era anche Sergio Assisi, il tuo compagno. I paparazzi vi hanno beccati nudi in spiaggia a Formentera.
«Una vacanza rovinata».
Eravate d’accordo coi paparazzi?
«No. Siamo stati ingenui. E i Soloni di certe riviste hanno detto che era un comportamento volgare. Pensassero a quel che passa certa tv e all’immagine omologata di certe soubrette».
Hai un clan ristretto di amici?
«Ristrettissimo. Giuliana De Sio, Rossella che fa la dottoressa clown in giro per il Terzo mondo e Orietta, che è un’amica-assistente».
Il film della vita?
«Ti potrei dire Il posto delle fragole di Bergman, ma alla fine preferisco Dracula di Coppola».
La canzone?
«La Cura di Battiato e poi tutto dei Depeche Mode. Vorrei fare un loro video».
Invece lo hai fatto con Gigi D’Alessio. Il libro?
«Mia madre, cultrice ed esperta di letteratura, mi ha cresciuta a pane e Fratelli Karamazov. Ma ora è un bel po’ che non leggo. Non riesco a trovare un momento».
Cultura generale. Quanto costa un litro di latte?
«Faccio la spesa una volta all’anno».
Il Tibet è uno Stato o una regione geografica?
«Una regione. Ma che domande fai?».
Il primo articolo della Costituzione?
«Non lo so. Ma che è, un’interrogazione?».

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