Renata Polverini (Magazine – febbraio 2008)

6 commenti

La voce roca, velata di romanesco, e la battuta pronta. Chi non si occupa di trattative e contratti dei metalmeccanici la conosce soprattutto perché si adagia spesso su quelle strane poltrone cartonate della trasmissione Ballarò, su Rai3. È lì che si è consolidato il fenomeno Renata Polverini, 45 anni, segretario generale di un sindacato tradizionalmente di destra (l’Ugl) che a volte tuba con esponenti di sinistra. Polverini è decisamente post ideologica. Veltroni l’ha infilata in un piccolo elenco di centrodestrini apprezzabili (insieme con Beppe Pisanu e Veronica Lario). Bertinotti, leader arcobaleno, non perde occasione per sottolineare la loro sintonia. L’ultima volta è stata proprio durante la trasmissione di Giovanni Floris: «Quando parlate di salari, io mi sento rappresentato da Polverini». La volta prima, al Quirinale: salone affrescato, leader torronati per i saluti di Natale. Polverini prende sotto braccio Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera di An e la porta di fronte al Comandante Fausto. «Siamo il Bertinotti fan club», dice la sindacalista. Lui gongola e ricambia: quando gli si avvicinano Veltroni e Giovanna Melandri parte lo sberleffo. «Loro sono di sinistra davvero», sibila Bertinotti indicando Meloni e Polverini. «Voi», dice rivolto a Veltroni, «siete un po’ la destra».
Compagna Polverini…
«Non esageriamo».
Bertinotti ha pure detto che tra il confindustriale Matteo Colaninno e l’operaio della Thyssen, Antonio Boccuzzi, entrambi candidati veltroniani, uno è di troppo.
«Come dargli torto? Mi pare un’accoppiata azzardata».
Se continua così si penserà davvero che è bertinottiana…
«Per chi fa il mio mestiere lui è un esempio da tenere d’occhio».
Le ricordo che il suo sindacato è considerato la cinghia di trasmissione di An.
«Le ricordo che tra il 2001 e il 2006 abbiamo scioperato sei volte contro il governo Berlusconi».
Fini come l’ha presa?
«La prima volta siamo andati a comunicarglielo prima che lo leggesse sui giornali. Disse: “Voi fate il vostro mestiere, io faccio il mio”. A me va bene così: penso poco alla politica e molto agli interessi dei lavoratori Ugl».
L’80% circa dei suoi iscritti vota An.
«Questo è innegabile. Ma poi ci sono anche tesserati che votano Rifondazione. Fini è fiero dell’autonomia dell’Ugl: abbiamo scioperato contro l’abolizione dell’articolo 18, contro la legge Maroni… La Cgil mica li ha fatti gli scioperi generali contro il centrosinistra».
Una proposta dell’Unione che le piaceva?
«La tassazione delle rendite finanziarie… Ma non se ne è fatto niente: Prodi mi ha deluso. Unione e Cdl su questi temi pari sono».
Alleanza nazionale si fonde nel Popolo delle Libertà: lib-lib-lib.
«Sono preoccupata. Spero che la tradizione sociale di An si faccia sentire».
Lei voterà Pdl?
«Ho sempre votato An. Ma da Segretaria, niente outing: abbiamo iscritti di più colori politici».
Si definisce una donna di destra?
«Sì».
Mi dica una cosa di destra.
«Sono per uno Stato che garantisca la sicurezza ».
Chi non lo è?
«Sono contro le unioni di fatto. La famiglia è quella tradizionale fondata sul matrimonio».
Ah, ecco. Viste le posizioni, la sua casa politica non dovrebbe essere la Destra di Storace?
«Lì c’è un reducismo che non condivido. Si guarda troppo al passato».
La candidata premier è Daniela Santanchè.
«Non le sembra una cosa un po’ strana? Io non do giudizi, ma insomma…».
Donne del centrodestra.
«Stefania Prestigiacomo è davvero brava».
Katia Noventa, Gabriella Carlucci e Mara Carfagna…
«Non le conosco e non le discuto, ma non va bene che si scelgano persone soprattutto per la loro immagine».
A lei è stata offerta una candidatura?
«Sì, mi ha chiamata Fini. Ma ho rifiutato. Ho ancora parecchio da fare all’Ugl».
È vero che pure Veltroni…
«Ha fatto una battuta alla presentazione di un libro. Tipo: “Ci vorrebbe proprio una comete”».
Non pensa che le sue apparizioni in tv abbiano a che fare con queste avances?
«Le avances hanno a che fare col fatto che ho preso il sindacato e l’ho trasformato. Poi c’è anche la visibilità, certo».
Donne in politica.
«Sono troppo poche».
Un fanta-governo Polverini?
«Ci sarebbero almeno sei donne su dodici».
I nomi.
«Al Lavoro ci metterei Morena Piccinini della Cgil. Alle Infrastrutture Luisa Todini che è una amica. Emma Marcegaglia all’Economia e Letizia Moratti di nuovo all’Istruzione. E poi Anna Finocchiaro».
In quale dicastero?
«La Giustizia. Basta con quei mini-ministeri ghetto riservati alle donne. E sarebbe ora che anche nei sindacati facessimo un passo in più».
Lei è l’unica leader sindacale donna.
«Nei due mesi precedenti alla mia elezione non ho dormito. Avevo paura che il sindacato non fosse pronto per una donna al comando».
Lei è stata eletta segretario dell’Ugl con la benedizione di Fini?
«Io sono stata eletta dal congresso».
Vabbè, ma Fini era d’accordo, se no…
«Non è così. Sono stata eletta perché… posso usare un’espressione un po’ forte?».
Prego.
«…mi sono fatta un culo così per vent’anni qui dentro».
Anche sua madre era nel sindacato, vero?
«Nella Cisnal (l’attuale Ugl, ndr), sì».
La sua famiglia.
«Povera. Poverissima. Ho perso mio padre che avevo due anni e mezzo e per un po’ mia madre, che era casalinga, si mise a fare le pulizie in casa altrui. Poi la presero alla Sma, dove scaricava cassette della frutta. Faceva lavori maschili. Alla fine quelli della Cisnal prima la aiutarono e poi le chiesero di aderire. Da bambina, per un bel po’ mi ha portato in giro con lei alle riunioni».
Figlia/pacco, sballottata.
«Dopo un po’ mamma decise che era meglio mettermi in un collegio di suore, a Focene, vicino a Fiumicino».
Scuole cattoliche, quindi.
«Le medie dai gesuiti. Ancora li ringrazio, anche se erano durissimi. La prima trattativa della mia vita fu contro di loro. Cazziavano i bambini del mio collegio che arrivavano tardi in classe, anche quando non era colpa nostra: chiesi alla madre superiora di intercedere».
Aveva 15 anni nel ’77.
«Ma non ho mai fatto politica».
Niente celtiche al collo? Non è che spuntano le foto?
«Al massimo spunta la foto con una borsetta di Fendi. Risparmiai un anno di paghette per comprarla».
Il liceo.
«Istituto di ragioneria alla Magliana. Dopo avrei voluto fare l’Isef, ma quando lo annunciai a mia madre per poco non si mise a piangere. Disse che non ce l’avrebbe fatta a mantenermi».
E lei che cosa fece?
«In quel periodo realizzai che le cene di mamma a base di pane e tè non erano solo una tecnica per restare leggeri. Rinunciai all’Isef. E fu la svolta della mia vita. Cominciai subito a lavorare, come segretaria in una di queste scuole/diplomificio. Nel frattempo mi ero fidanzata, col mio attuale marito».
Ex sindacalista, ma della Cgil.
«Lui viveva con una nonna mantovana: soprannominata Clementina la comunista. Ci leggeva l’Unità ad alta voce. Un giorno ci spedì a vedere la salma di Berlinguer, perché lei non poteva uscire di casa».
L’ingresso alla Cisnal?
«Una sera mia madre mi butto giù dal letto con una telefonata: “Corri qui, prendi pure un taxi, che forse c’è un lavoro per te”».
Le sue prime mansioni nel sindacato?
«All’inizio mi avevano assegnata come segretaria all’ufficio di un vecchio dirigente: un fascista di altri tempi. Ma dopo qualche giorno cominciai nell’ufficio stampa: facevo fotocopie, portavo pacchi… Poi l’ufficio amministrativo ».
I maligni dicono che la sua scalata alla vetta dell’organizzazione sia cominciata da lì: un ufficio da cui distribuire prebende.
«Balle. Diciamo che da lì si impara a conoscere ogni pertugio del sindacato».
Il primo comizio?
«A metà anni 90. Un 8 marzo da incubo: dieci minuti di discorso che durarono tre giorni».
È vero che nel 2000, durante un vostro consiglio nazionale, scoppiò una rissa furibonda tra i suoi seguaci e quelli di Stefano Cetica, il suo predecessore?
«Fu un consiglio movimentato, diciamo».
E Cetica per sminuirla la definì «una delle migliori impiegate dell’Ugl».
«Ora lui è un mio grande fan».
Lo è anche Guglielmo Epifani della Cgil.
«Con lui ho un rapporto ottimo, da quando eravamo entrambi “vice” delle nostre organizzazioni».
Con Raffaele Bonanni della Cisl va un po’ peggio: è arrivato a dire che l’Ugl non è rappresentativa. Qualcun altro sostiene che il milione e mezzo di iscritti che denunciate sia una cifra un po’ gonfiata.
«Non capisco perché i miei iscritti dovrebbero essere gonfiati e quelli di Cgil, Cisl e Uil, no».
Si dice che lei sia spietata coi suoi collaboratori.
«Ma chi le racconta queste cattiverie?».
È vero, o no?
«Urlo parecchio, ma nulla di più».
Altra malignità: dà stipendi da fame.
«E no eh, questa no (impugna il telefono: “Tinaaa, mi porti qualche busta paga?”. Tina esegue). Siamo in linea coi contratti nazionali».
Lei quanto guadagna?
«Circa tremila euro».
Va in giro con l’autista. Fa molto casta.
«Non ho la scorta di Stato come i segretari di Cgil, Cisl e Uil. L’autista lo pagano gli iscritti dell’Ugl. Sono parsimoniosa proprio perché qui pagano tutto loro: carta, stipendi, libri».
Il suo libro della vita?
«Il banchiere dei poveri, di Muhammad Yunus».
Compagna Polverini non esageri.
«Dice che potrebbe scattare anche la proposta di candidatura dell’Arcobaleno?».
Non si sa mai. La canzone della vita?
«Ho due miti musicali: Guccini e Battisti».
Scelga.
«Guccini: “Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto…”».
Che fa, canta? Ma è vero che è anche una ballerina provetta.
«Lo ammetto».
Il film?
«Mi piace Hitchcock. Mi guardo anche tutti i film più pesanti sul mondo del lavoro, ma poi la domenica sul divano trovo pace con i commedioni tipo Notting hill».
Cultura generale. Il primo articolo della Costituzione.
«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro».
È anche democratica. Quanto costa un pacco di pasta?
«Non lo so. Ma so quanto costa un litro di latte: un euro e mezzo».
I confini del Pakistan.
«Ahia».
Cambiamo Paese?
«In geografia vado male, ma male male».

Categorie : interviste
Commenti
coppotelli catia 21 gennaio 2010

tutto quello che ho letto su di lei non mi convince molto.vorrei sapere se anche lei come marrazzo vuole fare l’aereoporto a frosinone e se si e’ documentata su tutta la zona per tutti i problemi che ci sono dalle scuole a problemi di inquinamento .alla sanita’ e posti di lavori.lei dice che con tre anni mette tutto a posto,le ricordo che sono troppi tre anni ilbuon BERLUSCONI CON MOlto meno .

Enrico Brunetti 24 gennaio 2010

Una persona che si candida a Governatore del Lazio e non sà quali sono i confini i del Pakistan e dichiara di essere scarsa in Geografia, nel terzo millennio, è deprimente ed è la nostra cartina di tornasole.empurro

GECO 10 marzo 2010

Polverini.. cosa dice? lei. è di destra perchè vuole uno stato sicuro ? MI scusi. lo ha detto? a berlusconi! e poi x una famiglia tradizionale . Siii per volta e con ipocrisia.

GECO 10 marzo 2010

certo non parlo di lei personalmente, e poi anche nella parte sinistra del mondo politico si desidera equitàsicurezza e protezione per il nucleo famigliare, che crede?poi di cosa si cibano d’amore- sà come esseri umani se ne ha tanto bisogno-a noi cosa importa?

boccolini franco 14 aprile 2010

mi piace perche viene dal popolo,sconosce la fatica e sta con i piedi perterra.spero che venga aiutata a realizzare i suoi programmi.cordiali saluti franco boccolini pres.ascom viterbo

fibraforte 26 settembre 2012

meno male che si é dimessa…. era ora che desse l’esempio (speriamo!) ai suoi commilitoni Formigoni, Scopelliti, Iorio, e perché no=, Zaia e Cota ….

Lascia un commento