Flavio Briatore (Magazine – febbraio 2008)

5 commenti

Ci sono quelli che gli scrivono per chiedere come si diventa come lui e quelli che nel suo locale vippeggiante ci andrebbero solo avvolti nel tritolo. Ci sono quelli che esaltano i trionfi dei suoi bolidi Renault in Formula 1 e quelli che disprezzano il suo passato da biscazziere. Flavio Briatore, 57 anni, è una creatura mediatica che suscita tanti ammiratori, quanti detrattori. A suo dire i detrattori sono quasi tutti italiani. Li chiama “gli invidiosi” e se ne infischia di loro: perché vive a Londra. E perché, nascosto in un cassetto, ha un sondaggio che lo vuole altissimo nel gradimento dei suoi compatrioti. Che ci fa Briatore con un sondaggio su se stesso? «Tra manager si usa».
Lo studio londinese dove mi accoglie, a pochi metri da Harrods, non è come te lo aspetti. Certo, ci sono le sue gigantografie incorniciate d’oro e una pattuglia di assistenti che scattano a ogni suo cenno. Ma il locale è piccolo e ci si arriva da una scala claustrofobica. Per nulla Billionaire, insomma. Nella stanza principale sono appesi una foto di Flavio con Elisabetta Gregoraci («Ci sposiamo a giugno») e alcuni ritagli di giornale sotto vetro che raccontano l’esordio briatoresco nella nuova attività. L’ennesima. Dopo i motori, le discoteche, i vestiti ultraglamour, ora arriva pure il calcio. Da qualche mese Briatore è presidente comproprietario del Queens Park Rangers (Qpr), una squadra della serie B inglese.
Ma lei ne sa qualcosa del mondo del calcio?
«Nulla. Ma guardi che quando ho cominciato con la Formula 1 non avevo mai visto una gara. E poi ho vinto 7 mondiali. Un manager sa gestire qualsiasi prodotto».
Vabbè, ma lei che cosa sa fare veramente? Qual è la sua dote?
«La motivazione e la capacità di riconoscere talenti. È così che ho scoperto Schumacher e Alonso. E poi ci sono le relazioni. Uno dei motivi per cui ho pensato di prendere il Qpr è di offrire l’occasione a un gruppo di imprenditori per vedersi più spesso».
Bastava organizzare un pranzo a settimana.
«È gente che viaggia, ci vuole qualcosa di più».
Chi c’è nella cordata?
«Il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, Jeff Sofer, che è uno dei 15 maggiori contribuenti statunitensi, Lakshni Mittal…».
Il padrone dell’acciaio. Uno dei dieci uomini più ricchi del pianeta.
«È un amico. Lo vedo spesso a Londra».
Si fa dare qualche consiglio da Moggi?
«Assolutamente no».
In una telefonata intercettata, Moggi parla di lei come possibile acquirente del Palermo.
«E poi del Parma. Tutte balle».
Ha mai chiarito queste “voci” con Moggi?
«Non lo sento da un anno e mezzo. Le intercettazioni in Italia sono una cosa vergognosa».
Lo dice perché ci è finito anche lei.
«Intercettato per due anni. Ti sputtanano senza che poi emerga alcun reato».
Parla della vicenda della sua fidanzata?
«Spesso gli intercettati non hanno fatto nulla di male».
Nel caso di Vallettopoli più che di reati si parla di malcostume…
«Al telefono spesso si millanta. E poi pensiamo a Sandra Mastella: io lo avrò detto mille volte “con me quel pilota ha chiuso, è morto…”».
Mastella per quella vicenda ha fatto cadere il governo.
«Ha fatto bene. Vedere Sandra agli arresti domiciliari quando poi la Campania è sommersa dai rifiuti… A Napoli nessuno paga».
Briatore chiede la testa di Bassolino?
«L’Italia è un Paese in cui i manager pubblici prendono bonus e i politici sono rieletti pure se falliscono. Io sarei per introdurre i malus».
Briatore grilliano.
«Guardi, per un italiano che vive fuori, è penoso vedere un governo che si regge sul voto di Rita Levi Montalcini… vedere il senatore svenuto… quell’altro con la mortadella…».
Lei ha firmato i referendum elettorali.
«Serve una legge per evitare il ricatto dei micropartiti… Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio… Stanno sempre in tv. E basta!».
È vero che non vota da 25 anni?
«Sì. Prima non era possibile votare dall’estero».
Alle prossime elezioni chi voterà?
«Berlusconi».
L’ultima volta per chi aveva votato?
«Per la Dc. Il primo voto della mia vita invece è stato per un amico del Msi».
Vita di provincia nel Cuneese. È vero che alle superiori aveva un giro di scommesse sul campionato di calcio?
«Ce l’avevo alle elementari: scommettevamo caramelle e figurine».
Aveva 18 anni nel ’68. La contestazione…
«Mai stato a una manifestazione. Era una perdita di tempo. Il ’68 non è servito a nulla».
Ha contribuito a modernizzare i costumi.
«Prima nelle scuole c’era una certa disciplina. Ci si alzava in piedi davanti al maestro».
Vorrebbe tornare a quei metodi?
«Faccia lei. Ora gli studenti sfottono i prof».
Diplomato geometra. Poi?
«Subito a lavorare».
E a giocare a carte…
«Ancora con quella storia?».
C’è stata una condanna per truffa…
«Errori giovanili. Sono passati trent’anni».
C’è chi aggiunge che era in contatto col bandito Francis Turatello.
«E infatti sono partite parecchie querele».
A quei tempi lei si trasferì negli Usa.
«Col compito di aprire i negozi Benetton».
Come ha conosciuto Luciano Benetton?
«In giro. Allora facevo il broker in Borsa».
Perché Benetton affidò proprio a lei quell’incarico?
«Ero un amico. Ero determinato. Comunque… arrivai in America che non sapevo nemmeno dove fosse Chicago».
E come riuscì ad avviare l’attività?
«A quell’età si mangia il filo-spinato».
Certo. A quel punto sfonda: la Formula 1, i soldi, le modelle… È stato con donne meravigliose: Naomi Campbell, Heidi Klum… Talmente tante che aveva un’agendina con i nomi criptati.
«Ormai non saprei più decifrarla».
Ha fama di conquistatore. La buca più memorabile?
«Quando mi sono impegnato non mi hanno mai dato buca».
Si dice che il suo rapporto con Naomi fosse a uso dello showbusiness, marketing.
«Tre anni con Naomi per farsi pubblicità? Le assicuro che non sarebbe possibile».
Ora che si sposa con Elisabetta Gregoraci dovrà smettere di essere gipsy.
«Io mi sento ancora gipsy, senza radici, ma effettivamente… ».
È già stato in Calabria dai genitori di Elisabetta?
«Sì. Quest’estate. Bella».
Ci vuole aprire un locale?
«È più facile che chiuda qualcosa, piuttosto che apra nuove attività».
Si riferisce agli alberghi di Malindi in Kenya? C’è stato un calo delle affluenze dovuto ai disordini interni?
«Un calo? Un crollo. Ma lì non chiudo. E non licenzio nessuno. Non sarebbe giusto».
Compagno Briatore.
«Mi posso permettere di pagare gli stipendi».
Malindi. Melandri. Perché il ministro negò di essere stata a casa sua in Africa?
«È quell’alone radical chic del cacchio».
Lo stesso che fa dire a Diliberto che al Billionaire ci verrebbe solo imbottito di dinamite?
«E Diliberto è stato ministro della Giustizia. Io col Billionaire creo posti di lavoro».
Diliberto dice: «Quella del Billionaire non è la mia Sardegna».
«La sua Sardegna è quella dei comunisti incazzati. Se c’è più lavoro, la gente si incazza meno e non vota Diliberto».
Ammetterà che il Billionaire… quando entra lei c’è il rombo di motore.
«Se è per questo ho sentito una al telefono dire: “Ma quanto devo pagare per vedere Briatore?”».
C’è pure il dvd apologetico del Billionaire con le sue foto da ragazzo.
«Una discoteca vive d’immagine. È un gioco. Non si va in vacanza con spirito monacale».
Lei vende pure vestiti da 5.000 sterline e scarpe di pelle di pesce palla.
«È pelle di razza, il pesce piatto. Se le facciamo è perché vendono. Billionaire couture copre una nicchia di mercato che conosco bene».
Almeno quanto il mondo della Formula 1. Il sorpasso più memorabile della storia?
«Quello di Schumacher su Mansell nel 1994. Lì capii che non era così difficile vincere».
Ma quanto conta il pilota?
«Parecchio: i campioni ti fanno guadagnare fino a tre decimi di secondo a giro. Fanno la differenza. Come nel calcio».
I campioni che le piacerebbe avere nel Qpr?
«Buffon in porta, in difesa Cannavaro, Kaká a centrocampo e Drogba del Chelsea in attacco».
Ha detto: tre anni per arrivare in serie A.
«C’è un piano industriale».
Non è che scappa al primo intoppo?
«Il calcio inglese in questo momento è il top».
L’Inghilterra non vince un mondiale dal ’66.
«Perché prima non avevano Fabio Capello».
Pensa che Capello…
«Certo. Sa che qui il calcio è proprio un’altra cosa rispetto all’Italia?».
Niente risse negli stadi.
«E regole certe. I teppisti vanno in galera davvero. Se una squadra non paga gli stipendi le vengono sottratti punti in classifica. E lo stesso se non vengono pagate le tasse».
Briatore… ma che si mette a fare l’elogio del fisco? Non era lei che aveva detto…
«Io avevo solo detto che il 50% di tasse sono una follia. Per questo mi hanno iscritto al partito degli evasori. Assurdo. Guardi qui».
Che cos’è?
«Un articolo di Italia oggi. Titolo: “Gli uomini di Visco al Billionaire, ma è tutto regolare”».
Quanto è ricco Briatore?
«Ho molte attività. Tutto alla luce del sole».
Certo. Ma quanti soldi ha?
«Solo chi non ha un patrimonio ne dichiara l’entità».
Vabbè, ma parliamo di… 20 milioni di euro? 30? 40?
«Faccia qualche ricerca».
Quando ho detto 40 ha sorriso.
«Non è vero».
Lei ha un clan di amici?
«Strettissimo. E da quando ho avuto il tumore al rene l’ho ristretto ancora di più».
Un nome?
«Ne dico solo uno. Luciano Benetton».
A cena col nemico.
«Jean Todt. Un super avversario».
Se la chiamasse la Ferrari ci andrebbe?
«La vita è fatta di cicli. Per me quello della Formula 1 è un ciclo che si sta chiudendo».
Il libro della vita?
«Non saprei proprio. Leggo poco o niente».
Ma allora è vero.
«Io almeno lo ammetto».
Cultura generale. I confini del Kenya?
«Somalia, Sudan, Tanzania…».
Quanto costa un litro di latte?
«Non faccio la spesa».
Sessanta anni della Costituzione. Il primo articolo?
«L’Italia è fondata sul lavoro».
È una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Condivide?
«Al 100%. Mi piacerebbe che fosse fondata su un lavoro di almeno otto ore al giorno».

Categorie : interviste
Commenti
Stefano Chinappi 25 marzo 2010

Splendida intervista, grande Zincone… lei è una sorta di mio idolo visto che anche io ho intrapreso da diversi anni la via del giornalismo. Continui così!

vz 25 marzo 2010

@Stefano Chinappi: grazie e grazie.

paolo iaiani 5 novembre 2011

che ho chiesto un finanziamento per un commercio in londra non ho ricevuto la risposta di briatore

GIORGIO MOSSI 21 novembre 2011

BRAVO SIGNOR BRIATORE, LEI OLTRE CHE INTELLIGENTE E’ UN UOMO CHIARO SENZA TANTI FRONZOLI COME LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE .
LE AUGURO OGNI BENE NELLA VITA E NEL LAVORO.
GIORGIO MOSSI

vincenzo 16 novembre 2012

Grande Flavio , ti invidio ma in senso buono, solo pochi riescono a fare quello che hai costruito e penso quello che farai ancora. Non è da tutti. Anche io ho sempre avuto lo spirito di far l imprenditore , sin da piccolo ma pur troppo non avendo soldi e possibilmente non avendo le persone giuste , al momento giusto non ho mai potuto concludere nulla. Ho sempre lavorato da dipendente , oggi non ho piu neanche questo, grazie ai politici che ci stanno governando , ti diro di piu ho pure debiti che fin quando lavoravo si riuscivano a pagare , oggi pur troppo no.Nessuno ma mai regalato niente, sono un geometra come te , ti ho sempre ammirato e stimato , ancor di piu per tutto quello che dicesti nel programma di Santoro e per quell atto di generosita che facesti in publico nei riguardi di quella signora che ha il padre malato di sla e di quell imprenditore che gli dicesti di venirti a trovare per sistemare la sua situazione. Spero leggerai questo commento e mi risponderai nella mia email . Mi piacerebbe poter lavorare nelle tue aziende e diventare qualcuno importante come te e possibilmente un giorno avere qualcosa di mio, soprattutto per poter fare stare meglio la mia famiglia che stenta ad arrivare a fine mese e poter dare lavoro a molte persone come fai tu. Ti auguro ogni bene in tutto il tuo percorso di vita. Continua sempre cosi , sei un grande.

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