Eros Ramazzotti (Magazine – gennaio 2009)

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Quando ti si presenta davanti con la bandana in testa, i tatuaggi e i bicipiti pompati, tutto sembra meno che una star del pop che ha venduto cinquanta milioni di dischi (50 milioni!). Eros Ramazzotti, 44 anni, pare piuttosto un ragazzotto gentile, passato lì per caso. Uno che “apre bocca e gli dà fiato”, come si dice nella sua Roma. Nel senso che non trattiene una parola. Stravolge un congiuntivo e ridacchia: «Non si dice così?». Gli chiedi quanti siano gli articoli della Costituzione e risponde: «Mi sa che sono una cifra». Poi esce dalla stanza, si fa consigliare da uno dei suoi manager, torna e spara: «Le legislazioni sono una cinquantina, vero?». Intende le legislature, che comunque sono 15. Non è un caso che il critico musicale Mario Luzzatto Fegiz lo abbia soprannominato la “mina vagante”, per le sue gaffe e i suoi commenti in libertà. Una volta, per rompere il ghiaccio, con Oscar Luigi Scalfaro disse: «Lo sa che ho un cavallo che si chiama Oscar?». L’allora presidente della Repubblica rispose: «Sarà un ronzino». Un’altra volta, a Bucarest, durante una cerimonia ufficiale, diede una pacca sulla spalla al presidente rumeno Ion Iliescu e gli disse: «Oh, tiriamolo su ’sto Paese, eh». E allora, eccolo parlare candidamente delle voci che lo vogliono omosessuale, di Michelle Hunziker che disegnava gli angeli, delle bocciature giovanili e dei suoi obblighi contrattuali. Tra questi c’è anche l’ultimo doppio album e2 (Eros al quadrato).
Il più tradizionale dei best of. Una furbata?
«No. Ma lo dovevo fare per contratto con la mia casa discografica».
Quello che dice la Bmg, lei lo fa e basta?
«Ho firmato un accordo che mi ha salvato la vita».
In che senso?
«Qualche anno fa mi ero montato la testa. E ho sbarellato. Case, ville, macchine…».
Si dice che fosse finito sul lastrico.
«Le cose non andavano benissimo. Anzi…».
Come si è risollevato?
«Col nuovo contratto, appunto, che prevedeva una prima tournée durissima e vari album».
Quanti gliene mancano, per sciogliere il vincolo?
«Due. Che poi potrebbero essere tre».
Dopo che cosa farà?
«Mi metterò a fare la mia musica in piena libertà. Magari su Internet: le case discografiche sono destinate a scomparire. Aggiungo una cosa sulla fine dei miei tempi bui…».
Dica.
«Erano bui anche umanamente. Sono rinato tre anni fa».
Come e perché?
«Perché la madre di mia figlia Aurora è tornata a casa».
Vuol dire che lei e Michelle Hunziker siete tornati insieme?
«No. Dico solo che lei si era persa ed è tornata a voler bene alle persone che la amano. E questo ha salvato anche me».
Si spieghi.
«Più chiaro di così… Mia moglie aveva cominciato a parlarmi dei guardiani della luce. Disegnava gli angeli. Era in pieno trip esoterico. E ne combinava di tutti i colori. Io non sapevo più che pesci pigliare e me ne sono andato. Ora, invece, non stiamo più insieme, però va molto meglio».
Durante quel tornado familiare Michelle disse: «Se non mi lasciano in pace, svelo il vero motivo per cui ci siamo lasciati». I maligni pensarono a rivelazioni sui gusti sessuali di Eros.
«I maligni ne dicono di tutti i colori. Lo so. Ormai ci ho fatto il callo. È incredibile…».
Che cosa?
«Questa storia del sesso. Io sono eterissimo. E malgrado ciò… posso stare con decine di donne, ma continuano a dire che sono gay».
È mai stato con una fan?
«Sono capitati appuntamenti al buio con donne che mi avevano infilato il loro numero di telefono in macchina. Lo ripeto, sono eterissimo… poi certo il duetto con Ricky Martin…».
Quello dell’ultimo disco?
«Quando me lo hanno proposto, la prima cosa che ho detto è stata: “Ma siamo sicuri? Vi rendete conto di che cosa si dirà?”. Pare che il pezzo Non siamo soli sia una nuova hit delle gay parades».
Nell’album ci sono anche il rockettaro Steve Vai, i cubani del Ritmo del mundo, ex Buena Vista Social Club, e gli arrangiamenti di Gian Piero Reverberi con la London Session Orchestra.
«Potevo fare la classica operazione commerciale: 15 pezzi vecchi e una nuova copertina. Invece… l’ho fatto al meglio. Per rispetto dei fan».
I grandi classici non mancano. Adesso tu: “Nato ai bordi di periferia…”. Lo sa che a Roma si dice che ha tradito la Capitale per amore di Milano? Parla pure milanese?
«Mettiamola così. All’inizio della carriera Milano mi ha accolto e mi ha messo a mio agio, Roma mi ha dato qualche fregatura».
Racconti.
«Nel 1980 a Sora, una cittadina del Lazio, avevo partecipato a una manifestazione canora. Cantavo Pezzi di vetro di De Gregori. Un fotografo mi vide, mi disse che conosceva il produttore Franco Migliacci e che me lo avrebbe presentato».
Fin qui tutto bene.
«Già, peccato che poi Migliacci rinviò l’appuntamento una cinquantina di volte. Quando mi ricevette nel suo ufficio della Rca sulla Tiburtina, dopo aver sentito alcuni pezzi, mi liquidò senza alcun commento. A quel punto con mio padre decidemmo di cambiare aria».
Ci torna mai in quei borghi di periferia?
«Quando sono a Roma mi capita di passarci di notte. Di giorno preferisco di no. Ora fanno tutti gli amici, ma quando ero giovane mi dicevano: “Ma ’ndo vai?”».
Suo padre l’ha sempre spinta a fare il musicista.
«Mi diceva: “Diventerai il più famoso del mondo”».
Anche lui suonava?
«Conosceva l’ambiente. Aveva fatto il Cantagiro nel 1966».
È vero che suo padre la iniziò anche alla politica?
«Lui era commmmunista. Con quattro m. Io sono stato iscritto per qualche mese a una sezione di periferia: la Fgci di Subaugusta. E la domenica distribuivo l’Unità. Poi ho trovato la musica».
E si è messo a studiarla?
«In realtà al Conservatorio mi bocciarono».
La bocciarono pure a scuola.
«Già che ci siamo elenchiamo anche la terza delusione della gioventù».
Cioè?
«Quando negarono alla mia famiglia il trasferimento in Australia».
Perché volevate andare in Australia?
«Perché in Italia era dura. Facevamo un po’ la fame. Per dire: io avevo un solo paio di scarpe. Feci un corso di inglese di un mese in vista del trasferimento. Ma poi saltò tutto».
Perché?
«Ho sempre pensato per motivi politici. In ogni caso faccio due più due: da ragazzo venni respinto da un Paese anglosassone e bocciato al Conservatorio. Da adulto non mi riescono le canzoni in inglese e la musica…».
Non sa leggere la musica?
«Non tanto. Ho sempre improvvisato. Guardi che mica sono l’unico. Ci sono fior di jazzisti che sono analfabeti musicali».
Come nasce un suo pezzo?
«Ora ho una sala di registrazione accanto alla camera da letto. Il microfono è sempre acceso. Quando sono felice e mi viene un’idea, vado lì e la butto giù».
Prima le parole o prima la melodia?
«Prima canticchio in inglese maccheronico la melodia che ho in testa… auanaghins eraund…».
E poi?
«Attivo la squadra con cui lavoro. Autori, arrangiatori… Coinvolgo la produzione in ogni momento della creazione musicale».
Una volta ha detto: «Se mio padre mi avesse trasmesso la passione per la letteratura sarei diventato un cantautore palloso».
«Confermo. E non mi pare di avere tutti i torti».
Dipende dai gusti.
«Appunto. La maggior parte della gente ascolta la musica per distrarsi».
Il cantautore più palloso?
«Quando ho detto quella cosa non avevo in mente nessuno. Volevo solo dire che la musica deve arrivare subito».
Un nome?
«Forse certi pezzi di De André sono poco comprensibili. Dopodiché le parole più belle della musica italiana per me sono proprio quelle di Fabrizio, …questa di Marinella è la storia vera… e quelle di De Gregori, Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole…».
Ha amici nel mondo della musica italiana?
«Biagio Antonacci è quello con cui ho più sintonia. Ma il nostro è un mondo un po’ chiuso. Io sarei per le collaborazioni aperte, in libertà. L’altro giorno sono entrato nello studio dove mixavano una canzone di Max Pezzali e gli ho fatto un pezzo di chitarra, per gioco».
La sua prima esibizione dal vivo?
«Forse una festa dell’Unità, nel ’76 o ’77. Comunque davanti al pubblico ho sempre avuto un po’ di cacaliffa».
Come scusi?
«Mi si rattrappisce lo stomaco».
A cena col nemico?
«Il leghista Mario Borghezio».
Il più citato dagli intervistati.
«Parla sempre di Roma ladrona, ma poi mi pare che si rubi dappertutto».
Eros qualunquista.
«No. Ma la gente è stufa di parlare di destra e sinistra. Morte le ideologie, ci si accontenterebbe di vedere un ospedale che funziona».
Allora Eros grilliano?
«Tramite un amico comune Beppe Grillo mi ha cercato qualche mese fa…».
Il leader politico per il prossimo futuro. Veltroni o Berlusconi?
«Con Veltroni sto pensando a un grande evento: un Ramazzotti day da fare al Circo Massimo. Ma è un segreto».
Certo.
«Berlusconi. La politica senza Berlusconi è come l’Isola dei famosi di quest’anno senza Cristiano Malgioglio: un po’ sciapa».
Il politico che preferisce?
«Forse Di Pietro. È quello che parla più chiaramente».
Da juventino, il calciatore del cuore: Platini o Zidane?
«Platini. Perché è un amico».
È vero che le ha insegnato a battere le punizioni?
«Sì. Lo giuro sui Bee Gees. Mi ha detto che la palla va colpita sulla valvola. Forse mi prendeva per il culo».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«Fare una figlia. Aurora. Me l’ha cambiata in meglio. Il resto conta poco. Certo ora ha undici anni e cominciano i problemi».
Tipo?
«Lo ha letto il libro Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa?».
Quello di Marida Lombardo Pijola.
«Ecco. La prospettiva è nerissima. Con Michelle dobbiamo stare attenti».
La Hunziker madre…
«È svizzera. Come me».
Cultura generale. Che cosa è YouTube?
«Un motore di ricerca per video».
Lo sa quale è la prima cosa che compare se digita “Ramazzotti” su YouTube?
«Lo so, lo so. Lo spot dell’amaro. Se invece digiti Eros… è tutto un trombare».

Categorie : interviste
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