Carlo Vanzina (Magazine – dicembre 2007)

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L’esordio nel cinema a un anno: il padre, Steno, regista leggendario della commedia all’italiana, gli fece fare la parte di Totò bambino in Totò e le femmine. Carlo Vanzina oggi di anni ne ha 56, e ha diretto 46 film, tutti sceneggiati insieme con il fratello Enrico. C’è chi lo considera il padre dell’ultratrash e chi si sbellica di fronte alle sue pellicole. C’è chi, come la critica Lietta Tornabuoni, ha detto che i suoi lavori sono lo specchio del Paese, e chi, come il comico Daniele Luttazzi, pensa che la trama di un porno sia più imprevedibile di quella delle vanzinate. Incontro Carlo nel suo studio del quartiere Parioli, a Roma. Lui è nato e cresciuto qui. Soprannominato dai più maligni “Via col mento”, per la rapidità con cui realizza i film e per la mandibola pronunciata, sembra galleggiare tra il timore di essere ricordato solo come il creatore dei cine-panettoni e la fierezza di aver creato un genere che spopola al botteghino: parliamo di quei film che hanno come prefisso la parola “Vacanze”, che nel cast ospitano almeno tre comici e due tettone, e che prevedono come data di uscita metà dicembre. Il pubblico collega talmente tanto il nome dei Vanzina a quelle pellicole che spesso si attribuisce a Carlo e a Enrico, la paternità dei vari Natale a… che invece sono di Neri Parenti.
C’è chi vi chiama “i fratelli vacanzina”.
«Lo so, lo so».
Dove ci sono i Vanzina, è tutto un fiorire di tette e culi.
«C’è stata una strana escalation. Ora quei film non li facciamo più. Il produttore Aurelio De Laurentiis era arrivato a chiederci più parolacce. Allora abbiamo deciso di chiudere il ciclo».
Quando è successo, scusi?
«Durante le riprese di Vacanze di Natale 2000. Aurelio provò addirittura a infilare nel cast Monica Lewinsky».
La stagista di Clinton…
«Si sarebbe dovuta esibire in un servizietto su una seggiovia».
Elegantissimo.
«Intendiamoci. Dal punto di vista del mercato, del botteghino, De Laurentiis non toppa mai. Però mi opposi. Da lì abbiamo interrotto la collaborazione. Ma molti continuano a pensare che sia io il regista di tutti i cine-panettoni».
Una condanna.
«Mi vorrei disintossicare. Scappare a Losanna, passare le giornate in un caffè a rileggere i classici. Anni fa, mentre Neri Parenti girava Natale sul Nilo al Cairo, lo hanno scambiato per il sottoscritto e gli hanno chiesto un autografo. L’anno scorso Gianni Letta mi ha fatto i complimenti per il film Natale a New York».
Una svista.
«Gianni è il padre di Giampaolo che l’anno scorso con la Medusa ha prodotto il mio Olè».
Quest’anno vi siete sbizzarriti con il Matrimonio alle Bahamas.
«L’ho solo sceneggiato insieme con mio fratello. Lo dovevo pure girare, ma poi stavo già lavorando a 2061».
Il film con Diego Abatantuono, un flop.
«Non è andato bene. Abbiamo sbagliato il lancio».
Quando Vanzina fa cose un po’ più ragionate non riscuote molto successo.
«Non so se è il caso di 2061, ma un po’ è vero. Tre colonne in cronaca con Volonté andò malissimo. La partita, un film un po’ pretenzioso, pure. Il problema è che da me e da mio fratello ci si aspetta svago. Barzellette, che è stato paragonato al Fantasma della libertà di Buñuel, è andato bene».
Ma Banzai con Paolo Villaggio fu un fiasco.
«Quel film in pratica l’abbiamo fatto solo perché Villaggio voleva mangiare la carne di kobe a Tokyo».
Con Matrimonio alle Bahamas avete fatto una furbata: l’avete fatto uscire un mese prima per fregare il cine-panettone di De Laurentiis.
«Ottimo botteghino. E abbiamo creato un altro genere: il pre-natalizio».
Battuta del film: “Che cupole… capezzoli… corbezzoli…”. Poi si lamenta se le dicono che è trash.
«Chi ci disprezza, poi esalta film che vedono in quattro. I film dei nipotini di Moretti…».
Di chi?
«Ma sì, gli impegnatissimi. Quelli che hanno digerito male Moretti».
Un nome?
«Ma che ne so… Maya Sansa. Ho letto certe dichiarazioni, davvero provinciali».
Moretti…
«No, Nanni è bravissimo. L’ho incontrato tempo fa al cinema. Davano i Pirati dei Caraibi. Eravamo in fila per i pop  corn. Si è sentito in dovere di giustificarsi: “Vengo con mio figlio a vedere questi film… non sono male!”. No, non ce
l’ho con lui. Ce l’ho con i forforosi».
Forforosi?
«Gli pseudo-intellettuali che pensano solo ai Festival».
Criticano le bonazze dei suoi film.
«Le belle donne nel cinema mica le ho inventate io. E poi gli pseudo-intellettuali di sinistra fingono di apprezzare le baffute vestite male, ma poi mentre si grattano la forfora pensano anche loro alle bonazze. Ha ragione Tarantino
quando dice che il cinema italiano è deprimente».
È mai capitato che qualche attore si sia rifiutato di partecipare a un suo film?
«Si, certo. Claudio Bisio, per esempio, ha detto no a una parte perché il personaggio votava Forza Italia. Ma dimmi tu…».
Qualcuno di quelli con cui ha lavorato a cui è venuta un po’ di puzza sotto al naso?
«Fabrizio Bentivoglio. In Via Montenapoleone aveva fatto una scena di sesso su una pelliccia con Carol Alt. L’ho incontrato sul set di un film della Comencini e non mi ha rivolto la parola. Se la tira un po’».
Monica Bellucci?
«Lei non se la tira per niente. Esordì con me, nei Mitici. L’ultima volta che l’ho incontrata ha detto: “Se non ci fosse stato quest’uomo non avrei fatto cinema”. Mi è venuta in mente una cosa sui giovani registi e attori di oggi».
Dica.
«Il guaio è che non hanno occasione di confrontarsi con personaggi interessanti».
Lei, invece, di persone interessanti in casa ne ha viste parecchie: da bambino giocava sulle ginocchia di Brigitte Bardot.
«Già. Ma ricordo soprattutto i pranzi a casa di Suso Cecchi D’Amico. Ognuno portava qualcosa. C’erano Visconti, Monicelli, Paolo Panelli e Bice Valori».
Andava anche sui set di suo padre?
«Certo. E lo spiavo mentre scriveva. Sulla poltrona dove è seduto lei, durante la stesura di Un americano a Roma ci si metteva Scola».
Sua madre la voleva ambasciatore.
«Lavorava al ministero degli Esteri. Le piaceva quest’idea. Ma io non ci pensavo proprio».
E a che cosa pensava?
«A fare il critico. Ero malato di cinema. Passavo ore al Film studio a scovare pellicole rarissime. Partivo per Parigi e mi rinchiudevo nella Cinémathèque. Facevo le classifiche. Ancora oggi vado al cinema tre o quattro volte a settimana».
I suoi tre film irrinunciabili?
«Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock, Sentieri Selvaggi di John Ford e Una vita difficile di Dino Risi».
I tre libri della vita?
«Uhm… non facile. On the road di Kerouac, Lord Jim di Conrad e Viaggio al termine della notte di Céline. Dopodiché ammetto di non aver mai letto L’uomo senza qualità di Musil, temo che sia uno spaccamento di palle…».
Da ragazzo fece un viaggio in Francia sulle tracce di Proust.
«Con mio fratello. Ma la Recherche l’ho abbandonata dopo un paio di volumi. Una noia…».
La gavetta: ha cominciato con Monicelli.
«Sul set mi trattava come una merdina. Mi cazziava tutti i giorni. Tornavo a casa in lacrime».
Monicelli era amico di suo padre, la voleva forgiare. La mandava pure a cercare le trattorie buone per la pausa pranzo.
«Sì. In Toscana, durante le riprese di Amici miei. Lì, aiutavo Tognazzi a ripassare la parte. A fine giornata, lui e Monicelli, grandi gourmet, pretendevano una sforchettata di qualità».
Il suo primo film da regista?
«Luna di miele in tre con Renato Pozzetto. Il secondo fu Figlio delle stelle, un flop fragoroso. A Cagliari in una sala interruppero la proiezione: avevano incassato meno di quanto spendevano di elettricità».
Poi arrivò Diego Abatantuono.
«Con I fichissimi facemmo il botto. Era costato 400 milioni di lire e incassò 8 miliardi. Un film scritto in un mesetto».
Sempre con Abatantuono: Viuuuulentemente mia, Eccezzziunale… veramente, Il Ras del quartiere.
«La svolta però arriva con Sapore di mare. Nel 1983. Capiamo che si può fare cinema con l’autobiografia, col nostro mondo».
Il vostro mondo? Un esempio?

«I parioli, la borghesia romana. Ha presente il ragazzo romanista maniaco dei giallorossi nel primo Vacanze di Natale? Be’, il personaggio è ispirato al nostro amico Giovanni Malagò».
La scena più autobiografica che ha girato?
«Nel Cielo in una stanza. A un certo punto un ragazzo con due amici viene sorpreso dai genitori in cucina, mentre una prostituta gli prepara un piatto di pasta. È successo davvero: il ragazzo era mio fratello e gli amici erano Aurelio De Laurentiis e Claudio Risi».
Li sputtana così?
«Claudio è uno dei miei migliori amici».
Il clan di Carlo Vanzina.
«Nel mondo del cinema Claudio e Christian De Sica, su tutti. Li conosco da sempre. E Carlo Verdone».
Fuori dallo showbusiness?
«L’amico più antico è Luca Cordero di Montezemolo. È una presenza costante».
Montezemolo si darà alla politica?
«Non credo a breve. Non è uno che si getta nel vuoto».
Sta sondando il terreno?
«Non so. Ma lo vedo in gran forma. Un grande affabulatore».
È sempre stato così?
«Sì. A Cortina sin da ragazzo lasciava tutti a bocca aperta. Coi bambini imitava il clown Scaramacai, alle signore anziane cantava canzoncine anni Quaranta…».
Cultura generale. Quanto costa un biglietto del cinema?
«Ho la tessera. Ma nei weekend pago: circa 7 euro».
I confini della Birmana?
«Direi Thailandia, India, Cina, Bangladesh…».
Quanti sono gli articoli della Costituzione?
«Boh. Novantanove?».
No, 139. È vero che porta al collo una medaglietta di Santa Rita?
«Mi ha fatto una grazia… che riguardava mia madre».
È molto cattolico?
«Sono devoto, ma non credo al meccanismo del cattolicesimo».
La battuta che avrebbe voluto scrivere?
«“Nessuno è perfetto”. La sentenza che chiude A qualcuno piace caldo di Billy Wilder».
La battuta più leggendaria che ha scritto con suo fratello?
«Nel primo Vacanze di Natale: “Pure ’sto Natale ce lo siamo tolto dalle palle”».

Categorie : interviste
Commenti
nicola cantarella 3 agosto 2014

Mi chiamo Cantarella Nicola son un infermiere, persona semplice, padre di due figli.
chiedo scusa a Vittorio Zuncone se per suo tramite vorrei avere la possibilità di fare i miei complimenti al regista Carlo Vanzina per il film il ” il cielo in una stanza” mi ha regalato emozioni, mi ha fatto sorridere e d anche scappare una lacrimuccia, e su un problema come il conflitto generazionale non sempre è facile la ringrazio di vero cuore per quello che mi ha regalato con il suo film.
Cantarella Nicola

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