Giovanni Malagò (Magazine – settembre 2007)

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Razza padrona. Che vive il suo status con disinvoltura. Prendiamo il caso di Giovanni Malagò, 48 anni, ultra romanista. Fare una listarella delle sue attività può servire per capire quanto questo eterno ragazzone, con la mania del calcetto («In serie A e in Nazionale») e la fama di tombeur de femmes, sia al centro del campo in cui si gioca la partita del potere in Italia. Dunque: Malagò è nel consiglio di amministrazione della geronziana Banca di Roma, dell’arrembante compagnia aerea Air One e dell’Auditorium, la fucina delle politiche culturali veltroniane. È vice presidente della squadra di basket capitolina, presidente del Comitato organizzatore dei mondiali di nuoto 2009 e presidentissimo del Circolo Canottieri Aniene, luogo in cui, giocando a tennis e a gin rummy, si intrecciano le burle e i destini di costruttori e professionisti romani. Col padre Vincenzo ha un’azienda, la Samocar, che distribuisce Ferrari e Maserati e con Matteo Montezemolo, il figlio di Luca, è socio al 50% dei cantieri navali Itama. Con Montezemolo senior, invece, ha un’amicizia fraterna cresciuta all’ombra dell’Avvocato Agnelli. Ma lui si definisce anche «veltroniano»: «Abbiamo in comune una passione smisurata per lo sport e andiamo insieme a vedere il basket». Malagò è incastonato tra le sponde tiberine di Veltroni e le portiere ferraresche di Montezemolo.
Il suo amico Luca scenderà in campo?
«Non credo. A meno che non succedano determinate cose».
Tipo?
«Se destra e sinistra continuano a litigare e lo stallo diventa insuperabile, si potrebbe ricorrere a un governo con persone fuori dagli schieramenti. E allora lui verrebbe preso in considerazione».
C’è chi favoleggia di un ticket Veltroni-Montezemolo.
«Credibile, ma non realistico».
Auspicabile?
«In un governo dei sogni aggiungerei anche Gianni Letta».
Malagò come Sarkozy.
«Con questi tre accetterei anche io di fare la mia parte di civil servant».
Altri ministri del suo fanta-governo?
«Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli».
Vabbè, lei spera nel Centrone.
«Ci vedrei bene pure Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani».
Un’ammucchiata.
«Sarkozy ha inventato l’acqua calda. Ma in Italia invece di fare scelte per i cittadini, si decide a seconda degli interessi degli schieramenti. La situazione è disarmante».
Deluso da Prodi e dal suo governo?
«Amareggiato per la mancanza di autonomia dalla sinistra radicale».
La sinistra fa parte dell’Unione.É la maggioranza.
«La classe politica è deludente».
La Casta. Ha letto il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo?
«Certo. E sono indignato. Per me vale il discorso del ristorante».
Come, scusi?
«Se vado in un ristorante e mangio bene, posso pure accettare un conto amarissimo, ma quando l’apparato non produce e i costi sono esorbitanti è insopportabile».
Non è una casta anche quella degli imprenditori e dei finanzieri che, come lei, siedono in mille consigli di amministrazione?
«Potrebbe sembrare. Io nella maggior parte dei casi non vengo nemmeno pagato, ricevo al massimo un gettone. E poi c’è chi ha incarichi per i propri meriti e chi solo perché è amico di un amico».
Lei ha avuto vantaggi dalla sua amicizia con Montezemolo? La Ferrari…
«La mia famiglia si occupa della Ferrari dal ’57».
Quando ha conosciuto Montezemolo?
«Alla fine degli anni 70 a Cortina. Lui era amico di Cristiano Rattazzi e io di Lupo».
Si dice che Montezemolo fosse un po’ fumantino.
«Lo è ancora. Ha un coraggio al limite dell’incoscienza. Una volta a Port’Ercole si mise a litigare con un camionista che era il doppio di lui. Prese veramente un sacco di botte».
Lei non è intervenuto?
«E come facevo? Lui si butta. Come quando ho organizzato il week end durante il quale è nato l’amore tra Luca e Ludovica Andreoni, sua moglie».
Che cosa è successo?
«Pasqua di qualche anno fa. Eravamo sul tender della mia barca. A un certo punto il piccolo bulldog di Ludovica cade nell’acqua ghiacciata, Luca si butta…».
Cavalier servente.
«Lo avrei fatto anch’io. Solo che il cane, nel farsi salvare, comincia a graffiare Luca che esce dall’acqua grondante sangue. Ho ancora le foto: Montezemolo a righe rosse».
La leggenda vuole che ne facciate di tutti i colori.
«Una volta eravamo in barca e… no, non si può raccontare».
Esiste un vostro luogo di ritrovo?
«Il nostro refugium peccatorum è la trattoria Santopadre a Roma. Bruno, il proprietario scommette tutto quello che guadagna sui cavalli».
Anche lei è un giocatore.
«Soprattutto gin rummy, il gioco di carte più amato nel suo circolo».
Il gioco più amato nel suo circolo, l’Aniene.
«Veramente abbiamo parecchi olimpionici di nuoto, canottaggio e canoa. Un campus che ospita campioni da tutta Italia. I soci ne vanno fieri».
Gongola: un presidente/padre.
«L’Aniene è una famiglia».
Dove si fanno affari.
«È una balla».
Lei è presidente del Comitato organizzatore dei mondiali di nuoto e tra i suoi soci ci sono i costruttori della nuova Città dello sport di Tor Vergata: Caltagirone, i fratelli Toti…
«Ripone male la sua malizia. Questo vuol dire solo che i migliori professionisti di Roma sono iscritti all’Aniene».
Lei è nel cda dell’Air One di Carlo Toto, un altro socio.
«Ma che c’entra? Io mi occupo soprattutto di sport. La nostra nuotatrice simbolo è Federica Pellegrini, una grande».
Si dice che lei punti alla presidenza del Coni.
«Falso. Ma sogno di portare le Olimpiadi a Roma».
Le amicizie…
«Non nego di andare orgoglioso di avere un grande capitale di rapporti umani».
Per il suo 40esimo compleanno ha dato una festa per soli uomini e a ognuno ha fatto un regalo personalizzato. A Montezemolo che cosa ha regalato?
«Sigari cubani. Prima fumava quelli. Ma siccome come per le squadre di calcio lui cambia spesso opinione, è passato ai Toscani».
Per amor patrio…
«O perché è in società con chi li produce… Eheh».
Altre amicizie: Giovanni Agnelli.
«L’ho conosciuto tramite il nipote Lupo. Era un uomo curiosissimo. Mi chiedeva informazioni su chiunque».
Le famose telefonate all’alba.
«E il mitico centralinista Spiro. Gianni amava i racconti».
Sui celebri poker che lei giocava con gli amici?
«Di quelle serate voleva sapere soprattutto come si comportava Jas Gawronski. Io, Claudio Rinaldi, Carlo Caracciolo, Pietro Calabrese e Gigi Melega giocavamo per stare insieme, Jas invece era un killer. Non beveva, non mangiava, voleva vincere. Con Agnelli poi erano indimenticabili quelle che lui chiamava le frociate».
Cioè?
«Quando partivamo in gruppo. Con Jas, Lupo, Luca, Mario D’Urso. Una volta a Ibiza impose a tutti di andare a dormire presto e poi ci svegliò alle cinque di mattina per arrivare freschi alla discoteca Amnesia. Dato che suo nipote Ruy Brandolini era rimasto a dormire, gli fece trovare nel letto una ricciola di 15 chili».
Un Agnelli ragazzino.
«Se non avesse frequentato quel gruppo di giovani, probabilmente si sarebbe spento prima».
Il giovane Malagò che scuole frequentava?
«Dalla prima elementare alla maturità il San Giuseppe De Merode».
Diciott’anni nel ’77. Una Roma infuocata dalla contestazione.
«Mai fatto politica».
Gavetta nell’azienda paterna?
«Sì, ma senza certe esagerazioni».
Parla dei sei mesi in fabbrica degli Agnelli?
«Quella mi pare un’operazione di marketing. Io non mi sono mai svegliato dopo mio padre: non avrei sopportato l’idea di lui che andava al lavoro, mentre io me ne stavo a letto».
Un padre, Vincenzo come socio. Sua madre?
«Era nipote di Pietro Campilli, il pluriministro diccì. Luisa, cubana. Ma io sono stato a Cuba per la prima volta l’anno scorso per festeggiare il 50esimo anniversario di matrimonio dei miei. La casa dei nonni all’Avana, ora è una scuola per i figli dei dirigenti russi».
È andato in pellegrinaggio?
«Siamo rimasti fuori dai cancelli. Le mie figlie, Ludovica e Vittoria, volevano scavalcare per cercare un tesoretto che mia nonna pare abbia seppellito da qualche parte».
Le figlie le ha avute da Lucrezia Lante della Rovere. Che però non ha mai sposato.
«Mentre Lucrezia era incinta, un giorno Marina, la madre, mi invitò a pranzo. Quando arrivai trovai Lucrezia in lacrime in salotto e Bettino Craxi in piedi in mezzo alla stanza. Arrivati all’insalata capii che Craxi, amico di famiglia, era stato chiamato per convincermi a sposare Lucrezia. Gli dissi: “C’è un problema, io sono già sposato”. Craxi non lo sapeva. Rimase un po’ in imbarazzo».
Era l’uomo più potente d’Italia.
«Sì, ma io non avevo ancora ottenuto l’annullamento del matrimonio con Polissena di Bagno».
Che ora è moglie del petroliere Carlo Perrone.
«Un marito migliore di quanto non sarei stato io. Siamo amici».
È vero che casa sua a Sabaudia è un porto di mare?
«È vero che ci vengono molte persone».
Anche politici?
«Ogni tanto riesco a strappare a Capalbio Francesco Rutelli e Barbara Palombelli, ma poi d’estate viene soprattutto Enrico Lucherini. Ha una camera dedicata a lui. Il patto è che tenga i miei labrador».
Altre stanze dedicate?
«A Carlo Verdone e a Giuseppe Tornatore, che ha scritto e sceneggiato i suoi ultimi lavori proprio a casa mia».
La scelta che le ha cambiato la vita?
«La fine del rapporto con Lucrezia. Da papà sono diventato ragazzo padre».
E dalla monogamia è passato allo scapolame impenitente.
«Su questa storia c’è una mitologia assurda».
Si parla di Carla Bruni, Elenoire Casalegno, Martina Colombari… Ha mai comprato una foto da un paparazzo per strozzare un gossip sul nascere?
«Sì. Se l’avessero pubblicata avrei fatto pure una gran figura. Ma per la signora gli scatti potevano essere dannosi».
Se le facessero una foto come quella che hanno fatto a Montezemolo, nudo, la bloccherebbe?
«No. Ma ovviamente dipende dal contesto».
La donna dei sogni?
«Cate Blanchett».
Una sera con lei o in tribuna a vedere la Roma in finale di Champions?
«Ma che scherza? La Roma, tutta la vita… ».
Delete. Deve cancellare un numero dal suo cellulare.
«Faccio un giochino simile con il mio marinaio. Alla fine, lui salva sempre Monica Bellucci».
Anche lei una sua ex?
«È un’amica».
Lo dice con fare piacione. Bellucci o Michelle Hunziker?
«Bellucci. Minaccia sempre di venire a Roma in pianta stabile, ma non si decide mai».
Ilaria D’Amico o Elisabetta Canalis?
«Butto Ilaria, tanto la chiama il suo fidanzato Rocco».
Camillo Ruini o Walter Veltroni?
«Butto Ruini».
Ma lei non era uno tutto messe e comunioni?
«Walter è Walter».
Francesco Totti o Montezemolo?
«Gli sms di Totti sono capolavori, dovrebbe farci un libro».
L’ultimo che le ha mandato?
«Eccolo. “Capo, tutto ok?”».
Che cosa gli ha risposto?
«Mi manchi».
Come due fidanzati. Cancelliamo Montezemolo…
«Luca ha più cellulari. Totti uno e lo cambia ogni tre mesi».
Giuseppe Tornatore o Enrico Vanzina?
«Ammazza che infame… Ma guardi che sono permalosi… Cancello Vanzina che vedo al circolo. Dopo i cinquant’anni è diventato un canottiere provetto».
Cultura generale. Quanto costa un litro di latte?
«Un euro?».
Circa. I confini della Grecia?
«In geografia sono una bomba: Macedonia, Bulgaria, Albania e Turchia».
Che cosa è YouTube?
«Non capisco tanto arrapamento per questa roba. Magari cercare video può tornare utile, ma insomma…».
L’incipit della Costituzione?
«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro».
Non sembra, ma per la Costituzione è anche democratica.

LINK:
Intervista in due tempi. Il primo nella sede del Comitato per i Mondiali di nuoto. Il secondo alla Samocar. «Il mio segreto è un sistema di segreteria e di centralini pazzesco. Poi c’è questo». Mostra un foglio con decine di scarabocchi. «La giornata è tutta qui». Alle pareti del suo ufficio sulla Tiburtina ci sono un paio di tele di Piero D’Orazio. La leggenda vuole che il primo regalo che fece a Lucrezia Lante della Rovere fu un quadro di Capogrossi. Roba seria. Vedo una foto che stona. Un gruppo in posa. Molto poco alla Malagò. Che cosa è? «Quando ho portato i giocatori di basket con le famiglie dal Papa». E piazza la battuta: «Lì ho fatto davvero il miracolo».

Categorie : interviste
Commenti
Alberto 7 giugno 2011

Mio padre era caporeparto (600 donne) di Adriano Du-cati negli anni 30-40 costuttore di radio; lo ammirava ed era stimato; al mondo ci sono persone “grandi o che sem-brano grandi ” in ruoli diversi, sanno vivere e lasciar vivere, il mondo è migliore e la vita è migliore. Peccato siano in minoranza. Mi piace quella frase: “tutto il resto è noia” Grazie dell’ospitalità.

antonio 29 marzo 2012

Malago’solo un poveretto (…)….io ho piu’soldi di lui e mi faccio i cazzi miei….e compro porsche e audi!

iosoio e tu non sei 23 luglio 2012

anto e sti kazzi non ce lo metti?

dario 21 febbraio 2013

giovanni, un gentiluomo dell’ 800 , un signore di oggi , un grande Personaggio amato nel Mondo domani.

peppe righetti 23 febbraio 2015

sintesi genetica tra la Roma post papalina, post piemontesarda, post democristaiana ora piddina ma anche berluscones se resuscita l’ arcoriano … si curasse meglio i denti con quel che becca a destra e a manca

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