Mara Carfagna (Magazine – giugno 2007)

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Mara Carfagna, 31 anni, ex presentatrice, ex stellina televisiva, ex ballerina, attuale mascotte del gruppo parlamentare azzurro, è passata dalle scalette luminose di Miss Italia al parquet scuro della Commissione Affari Costituzionali, attraversando la Piazza Grande della Raidue sentimentale. Ha compiuto da poco il suo primo anno all’opposizione: tra diatribe interne, malignità e un caso scabroso che le ha regalato (suo malgrado?) parecchio spazio sui media nazionali e internazionali: è lei la donna a cui Silvio Berlusconi, durante il ricevimento per i Telegatti, ha detto: «Se fossi libero ti sposerei subito». È lei l’oggetto della galanteria che ha scatenato l’ira di Veronica Lario. Ed è lei che cerca di schivare gli epiteti ereditati dal suo passato luccicante («soubrette forzista», «velina del berlusconismo», «leader delle carfagnacee»), offrendo un’immagine serissima, impegnatissima, concentratissima. Per dire. Appena può sfoggia una citazione dell’illuminista Denis Diderot: «Il pregiudizio è molto più vicino all’ignoranza che alla realtà».
Colpa del pregiudizio se in un anno ha collezionato tre litigi con colleghe del suo stesso partito?
«No. Colpa delle invenzioni giornalistiche».
È sempre così. Fatto sta che la senatrice Maria Burani Procaccini appena lei ha aperto bocca sui Dico ha dichiarato «Carfagna non ha titolo per parlare di famiglia».
«Pochi giorni dopo mi ha telefonato per dirmi che ho un bel cervello: mi aveva vista ospite della trasmissione di Giuliano Ferrara».
L’ha richiamata pure Elisabetta Gardini, quando nel partito si è sparsa la voce che lei avrebbe preso il suo posto di portavoce azzurra?
«Era una montatura estiva. A un giornalista dissi che se Berlusconi mi avesse proposto quel ruolo… io non sono una che si tira indietro».
E infatti ha litigato pure con Stefania Prestigiacomo…
«Con lei ho un ottimo rapporto».
Sulle quote rosa siete lontanissime e l’ex ministra non ha gradito la sua pubblica ostilità a quel progetto.
«Dopo un anno in Parlamento mi sono accorta che è necessario un intervento della politica per aiutare la partecipazione delle donne…».
Si è ricreduta?
«No. Però penso che le quote rosa siano un male necessario».
Si è ricreduta. Ora tra i forzisti si fibrilla per la quota Brambilla, la pasionaria dei giovani di Confcommercio, piazzata a capo dei Circoli della Libertà. Dell’Utri, Tremonti…
«Capisco il malessere di chi lavora nel partito da anni e la vede avanzare rapidamente».
Avanza con un’immagine aggressiva. Lei ci andrebbe ospite da Vespa con le calze autoreggenti in bella vista?
«Non amo andare conciata in un certo modo. Non indosso mai cose troppo vistose, anche perché mi sentirei a disagio. Detto ciò considero Brambilla una donna coraggiosa che si mette in gioco. Ha i numeri per dare il suo contributo…».
Contributo? Se ne parla come dell’erede di Berlusconi.
«Oggi, chiunque rispetto a lui avrebbe la metà dei consensi».
Se dovesse scegliere tra Letizia Moratti e Michela Brambilla chi vedrebbe meglio al posto del Cavaliere?
«Brambilla nell’ultimo anno ha dimostrato grandi capacità, ma insomma… Moratti ha più esperienza. Ha determinazione e tenacia».
Tra Brambilla e Gianfranco Fini?
«Fini. Che ha spessore politico e una grande capacità comunicativa. Io sono una donna di destra. Il mio primo voto è andato al partito di Fini. Prima della svolta di Fiuggi».
Quando si chiamava ancora Msi.
«Mio padre, che ha sempre votato Dc e che nel 1994 ha aderito a Forza Italia, per questo motivo considerava me e mio fratello le pecore nere della famiglia».
Tra gli azzurri quando ci è finita?
«Nel 2004, da militante, partecipai alla campagna elettorale per le Europee. Mi contattarono Maria Teresa Armosino e Antonio Martusciello per chiedermi se mi volevo occupare del settore femminile campano».
Quando ha conosciuto Berlusconi?
«Quattro anni fa. Papà lo conosceva da tempo. Tramite un amico comune lo aveva contattato per denunciare una magagna della sinistra nel salernitano».
Il primo incontro.
«A Palazzo Grazioli. Accompagnavo proprio mio padre».
Impatto?
«Cordiale. Tra l’altro gli suonai qualcosa al piano. Ho studiato per anni in Conservatorio. Ma Berlusconi mi rimproverò: “Dovresti conoscere più pezzi a memoria”».
Gladiatore da pianobar.
«Feci Era de maggio, il mio pezzo napoletano preferito e l’adagio della Patetica di Beethoven».
Lui le cantò qualcosa?
«No. Dal vivo non l’ho mai ascoltato. Ma ho il suo cd».
La candidatura alle politiche del 2006 è stata la sua sliding door?
«Sì. Me la comunicò per telefono Sandro Bondi. Ero in macchina per le strade di Roma».
Una telefonata di Bondi ti cambia la vita.
«All’inizio volevo rifiutare. Ci sono state molte cene movimentate a casa dei miei a Salerno. Io lo consideravo un passo troppo grande. Mio padre era il più entusiasta. Alla fine dissi di sì e cominciò un piccolo calvario: i primi giorni di campagna elettorale furono difficilissimi. Nel partito molti erano ostili. Per il nervosismo dopo i comizi mi veniva da piangere. Dopo una settimana però cambiò tutto: dovevo girare con un furgoncino di scorta per portare tutti i fiori che ricevevo».
Mtv la seguì durante quella campagna. Dissero che recitava discorsetti a memoria.
«Farsi una scaletta mi sembra un comportamento serio».
Ingresso alla Camera?
«Con spaesamento».
Ha avuto qualche tutor?
«Sì. Italo Bocchino, deputato di Alleanza Nazionale, che avevo conosciuto durante la campagna per le Regionali del 2005, mi ha fatto da guida nelle stanze di Montecitorio».
In Transatlantico si dice che tra voi due…
«Meschinità».
Bocchino continua a darle consigli?
«Certo. Lui, Renato Brunetta e Bondi, sono le persone con cui mi consulto di più».
Le correggono i compiti?
«Solo qualche suggerimento. Ho fatto il mio primo intervento a braccio l’estate scorsa, mentre si discuteva il decreto Bersani. Erano le 23 e 30. Forse proprio grazie al clima rilassato della seduta notturna è venuto benissimo. La Russa che era seduto accanto a me si è complimentato. Ricordo ancora che quando Bertinotti mi diede la parola, mi prese un’ansia…».
Lei in ansia? Una vedette di Domenica In…
«La tv non mi agitava così. Probabilmente perché ho sempre saputo che non facevo cose importanti».
Lo dice oggi.
«Anche i miei genitori non erano molto fieri delle performance sul piccolo schermo. Preferivano quando portavo a casa un trenta per un esame universitario».
Il tutto sa di retorica da ragazza per bene.
«Ho avuto un certo tipo di educazione…».
La tv è la sua storia. Dopo il sesto posto a Miss Italia nel 1997, lei ha lavorato in Rai e in Mediaset ininterrottamente fino al 2006. Ha co-condotto la Domenica del villaggio su Rete4.
«Contemporaneamente mi sono laureata».
Ci sono sue foto osè. S’intravedono nudità fasciate in una rete da pesca… In una è in posa languida mentre si spreme un limone in bocca.
«Ero a Procida, abbiamo usato per set quel che c’era».
Sa che molti suoi colleghi hanno sbirciato on line le sue foto?
«Mi fa piacere. Avranno passato qualche minuto in allegria».
Ostenta distacco dal mondo dello spettacolo e compostezza istituzionale per far smarrire le tracce della vita televisiva.
«Non è così. Io sono sempre stata un po’ rigida. E non mi dispiace. Il problema sono i pregiudizi…».
La battuta di Berlusconi sul fatto che la sposerebbe…
«Se l’avesse fatta Bertinotti nei confronti di Graziella Mascia nessuno avrebbe detto niente».
Lo escludo. E poi c’è stata la lettera di Veronica Lario.
«Diciamo che avrei preferito finire sul New York Times per un disegno di legge. E non per una battuta galante».
Se la prenda col Cavaliere.
«Sinceramente non ho mai pensato che fosse responsabilità di Berlusconi tutta questa vicenda».
È lui che fa certi apprezzamenti. Ha visto le foto su Oggi con le ragazze sulle gambe?
«C’erano molte altre persone quel giorno e ognuno è libero di fare quel che vuole nel tempo libero».
Non mi toccate il capo.
«Guardi che io non sono una adorante. Non ho il mito di Berlusconi».
Una cattiveria sul Cavaliere? Elenchi i suoi difetti.
«È troppo buono. Non sa dire no».
Sarebbe una cattiveria? Cosa non gli perdonerebbe mai?
«Probabilmente se mancasse di rispetto a qualcuno. E se si alleasse di nuovo con Mastella».
È mai stata a Villa Certosa?
«Nell’ottobre scorso. Toccata e fuga, in giornata, insieme con la mia amica e collega di Forza Italia Michaela Biancofiore».
Avete visto il leggendario Vulcano, lo spettacolo pirotecnico del vostro leader?
«Certo. A Berlusconi rimproverano anche quello: ma che cosa c’è di male se una persona vuole far divertire i suoi ospiti? Invece di criticare lui, si pensasse ai comunisti in cachemire come Bertinotti o a quelli che inneggiano a Cuba. Io ci sono stata a l’Avana…».
Quando?
«L’estate scorsa. Sempre con Michaela. Volevamo toccare con mano il regime prima della morte di Fidel Castro».
Turismo da sciacalli.
«La situazione è tremenda. I cubani sono privati di libertà elementari. Quelli di Rifondazione…».
…hanno polemizzato con lei anche sui Dico. Lei disse che i gay sono «costituzionalmente sterili».
«E Vladimir Luxuria replicò con una battuta di cattivo gusto».
«Carfagna non può dare lezioni perché è una sfasciafamiglie».
«La funzione peculiare della famiglia è la procreazione. E con i Dico le famiglie vengono indebolite: già è difficile far capire ai giovani che esistono dei doveri, se gli si dà pure uno strumento che garantisce solo i diritti… Io ho questa preoccupazione: viviamo in una società in cui la ricerca del piacere è più importante di certi valori».
Sembra di ascoltare il calciatore del Milan Kakà, che ha appena fatto l’elogio della castità…
«La castità è un valore condivisibile».
Che lei ha fatto suo?
«Io ho avuto dei ragazzi. Ma il valore che mi hanno trasmesso i miei genitori ha fatto sì che non mi fidanzassi a destra e a manca. Se non è una storia seria, preferisco stare da sola».
In castità?
«Di questo non parlo nemmeno con la mia migliore amica».
L’ultimo fidanzato?
«Una storia di un anno finita prima delle elezioni politiche».
Era in prima fila alla messa celebrata dal Cardinal Tarcisio Bertone e ha invitato monsignor Rino Fisichella a un convegno sulla famiglia. Lei è così credente?
«Vado a messa una volta a settimana. E sono devota a Padre Pio».
Ha il santino nel portafogli?
«E in macchina. Ma la devozione è il desiderio grande di raccogliermi in preghiera».
A cena col nemico?
«Con Antonio Bassolino».
O Governatore.
«Mi porterei il polonio nella borsetta».
Addirittura.
«Con quello che ci fa respirare in Campania, per lui sarebbe come un sonnifero… Ha rovinato la terra che amo».
Ospite di Bruno Vespa o di Giovanni Floris?
«Di Floris. Ma solo per dirgli che nella tv pubblica non si può essere così faziosi».
Lamento da «berluscona».
«Magari avessimo conduttori di centrodestra con la capacità di persuasione di Floris».
In barca con Cesare Previti o con Roberto Maroni?
«Con Maroni. Per portarlo un po’ più a destra».
Delete. Cancelli un numero dal suo cellulare. Ex tintobrassine: la devota Claudia Koll o l’azzurra Fiorella Ceccacci?
«Cancello Ceccacci. Tanto la vedo tutti i giorni».
Paola Binetti o Stefania Prestigiacomo?
«Cancello Binetti. Non la conosco personalmente».
Elisabetta Gardini o Michela Brambilla?
«Gardini è una collega. Ma tengo Brambilla. Il suo numero potrebbe comunque fare comodo».
Cultura generale. I confini dell’Iraq?
«Iran, Siria… Mio padre mi uccide. Insegna italiano, storia e geografia… Giordania…».
Turchia, Kuwait e Arabia Saudita. Quanto costa una canzone su i-Tunes?
«Mai comprate».
Una giovane politica poco informatica?
«Scrivo molto sulla carta. Ho una collezione di penne».
Che cos’è YouTube?
«Il sito con i video».
Quanto costa un chilo di pasta?
«Al supermercato 90 centesimi».
Quanto guadagna un dottorando all’Università?
«Otto/novecento euro».
Che cos’è la Consob?
«L’autorità di controllo sulla borsa…».
Secchiona. Più di Elisabetta Gardini.

LINK:
Incontro Mara Carfagna nel suo studio di Palazzo Marino. Dietro alla sua scrivania c’è una enorme bandiera di Forza Italia. Roba da tifosa. Carfagna si è ambientata bene nella curva azzurra. I colleghi giovani con cui si trova meglio? «Simone Baldelli, il più estroso, e Giorgio Jannone, bravo e gentile». Che sia una ultrà del partito lo si capisce anche da come parla degli esponenti del centrosinistra. «Gli interventi di Fassino sono sempre carichi di livore e D’Alema è una grande delusione». Chi del centrosinistra non le dispiace? «Daniele Capezzone». Il meno a sinistra. Dubbio: è più berlusconiana o più antisinistra? «Più anticomunista. In maniera viscerale».

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