Sandra Mastella (Magazine – febbraio 2007)

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Se qualcuno insinua che è diventata presidente del Consiglio regionale campano solo perché è la moglie di Clemente Mastella, lei gli ricorda che la sua passione per la politica nasce all’ombra del nonno democristiano, che ha speso una vita per la causa diccì e che Francesco Cossiga, già all’inizio degli anni Novanta la considerava meritevole di un collegio blindato. Dopodiché, Sandra Lonardo, è più mastelliana di Mastella: come il marito (leader dell’Udeur e ministro della Giustizia), è fan del perpendicolarismo centrista, il centro è al centro dei suoi desideri ed è un’antipacsista sfegatata. È talmente convinta che la famiglia tradizionale vada tutelata in ogni modo, che nel 1974 votò contro il divorzio e ora, di fronte al caso Berlusconi/Lario, non esita a bacchettare la moglie del Cavaliere. «Lo sfogo di Veronica è comprensibile. E condivido anche il discorso che ha fatto sulla dignità da difendere. Ma doveva tenere il problema all’interno delle loro quattro… mila… mura domestiche. Evitando di mettere in mezzo i figli e la famiglia. Che va difesa perinde ac cadaver. Poi certo, dove non ci sono più le condizioni… Ma non mi pare questo il caso».
Berlusconi ci ha messo del suo. Battutacce, soubrette… Un politico settantenne circondato da belle figliole.
«Berlusconi è molto simpatico. È una persona che mantiene i rapporti umani come pochi. Ma se si mette a fare queste cose… Sarà l’età».
Fosse stata in Veronica, lei che cosa avrebbe fatto?
«Mi sarei innervosita. Ma più che scrivere, avrei agito…».
Una volta lei organizzò un’imboscata a suo marito. Era il periodo in cui si parlava delle mastelline: attricette fan di Clemente. Voleva beccarlo…
«Arrivai a Roma senza preavviso, ma poi decisi di non intervenire. Clemente era corteggiatissimo, magari ha avuto uno sbandamento. Scelsi la formula o ti fidi… o ti fidi».
Da moglie di… a chi darebbe il premio first lady? A Flavia Prodi o a Veronica Berlusconi?
«A Flavia. Con Romano fanno una bella coppia. Lei è presente e dà il suo contributo. Veronica ha una bella immagine, ma avrebbe dovuto accompagnare di più Silvio».
Delle mogli entrate in politica preferisce il ministro Linda Lanzillotta (in Bassanini) o la senatrice Anna Serafini (in Fassino)?
«Conosco meglio Anna Serafini. Ma lo sa che io l’ho scoperto solo recentemente che era la moglie del leader della Quercia?».
Serafini ha alle spalle più legislature del marito. Tra le mogli di politici che fanno politica ne vede qualcuna che supererà il marito?
«Non mi pare».
Esiste un complesso della moglie?
«Io non sono mai stata complessata».
Ma c’è un fenomeno moglismo?
«In questo momento è importante che le donne arrivino… E dimostrino che cosa sanno fare».
Una moglie di politico che non fa politica e che meriterebbe il Parlamento?
«La stessa Veronica Lario. All’inizio ho pensato che la sua lettera fosse un modo per scendere in campo. Starebbe bene nel centrosinistra».
Margherita o Udeur?
«Io la candiderei».
In Francia Ségolène Royal, moglie del leader socialista François Hollande, aspira alla presidenza della Repubblica.
«Tra lei e Nicolas Sarkozy, voterei lei. Anche se ultimamente sta facendo qualche gaffe di troppo. Se una non sa le cose, è meglio soprassedere…».
Negli Stati Uniti…
«Hillary Clinton sarà più brava di Bill».
Tra Hillary e Barack Obama lei chi voterebbe?
«Hillary».
Hillary è considerata una centrista.
«Guarda un po’…».
Tra Hillary e Condoleezza Rice?
«Sempre Hillary».
È una fissazione.
«I Clinton mi piacciono. Ho conosciuto Bill a Washington anni fa. E poi l’ho rivisto allo stadio di Berlino, durante la finale mondiale Italia-Francia. Era seduto accanto a me con la figlia Chelsea. A un certo punto non capiva che cosa stesse succedendo in campo. Gli ho spiegato le dinamiche di un gol. Hillary, invece l’ho incontrata recentemente al Colombus Day».
In quell’occasione lei è stata contestata da alleati e avversari per i presunti sprechi della missione. Sa che cosa mi ha detto un taxista napoletano?
«Mi dica».
Vox populi: Sandra Mastella si è portata in America una delegazione di seicento persone… E gli ha offerto un pranzo principesco a Manhattan…
«Boom… È un equivoco già chiarito. Ho portato i documenti in Consiglio. La Campania ha ottenuto solo benefici da quella missione a New York».
A proposito di New York: tra l’ex sindaco Rudolph Giuliani che aspira alla Casa Bianca e la sua Hillary…
«…sarei in imbarazzo. Una donna alla Presidenza degli Stati Uniti sarebbe una rivoluzione. Ma anche vedere un italiano alla guida di quel Paese… Voterei Giuliani».
Orgoglio Little Italy. Lei a New York ci ha vissuto un bel po’.
«Sei anni. La famiglia di mia madre è americana, da quattro generazioni. Ho fatto il liceo a Long Island».
Una Grande Mela psichedelica quella dell’inizio degli anni Settanta. Com’era per una ragazza che veniva dal paesino campano di Ceppaloni?
«Mio padre non mi faceva uscire molto. Ricordo solo che con le mie amiche riuscivamo a bere parecchie birre nei locali, malgrado avessimo solo sedici anni. Lì, a quell’età, è vietato bere alcolici».
La leggenda vuole che Mastella partì da Ceppaloni per venirla a prendere a Long Island e sposarla.
«È vero solo che ci siamo fidanzati durante il suo viaggio di laurea in America. Ma ci conoscevamo già da molti anni. Ci vedevamo agli incontri dell’Azione Cattolica. Lui cantava in chiesa. Benissimo».
Le ha fatto qualche serenata?
«Le abbiamo organizzate insieme per altri amici. Tornata dall’America cominciò un periodo divertentissimo. Andavamo a ballare in riva al fiume. Io organizzavo cene e feste».
Sono famose quelle politiche per suo marito.
«In realtà quella più grande è stata in onore di Casini, ho fatto mangiare 1200 persone».
Torniamo al ballo. Al matrimonio di suo figlio si è scatenata in una tammurriata a piedi nudi.
«C’è qualcosa di male?».
Figuriamoci. Però nel centrosinistra, lo schieramento suo e di suo marito, ogni tanto gli atteggiamenti goderecci non sono ben visti. Giovanna Melandri ha negato per giorni di essere stata ospite di Flavio Briatore in Kenya…
«Non so perché lo abbia fatto. Se a me una cosa piace e non do fastidio agli altri, non vedo perché debba rinunciarci».
Suo marito Clemente è andato in tv a farsi prendere a torte in faccia da Pippo Franco.
«Mastella è uno che sa divertirsi. Sa stare al gioco».
Chi altri a sinistra?
«Non so. Vedo tutti molto impostati. Sarà che i democristiani sono più disinvolti».
Lei è democristiana da sempre?
«Mio nonno era diccì. Al contrario del nonno di Clemente che era liberale».
Chi è più centrista tra voi due?
«Di sicuro io. Dopodiché Clemente parla di politica da quando portava i pantaloni corti. De Mita lo vide che era un ragazzino e disse: questo ragazzo farà strada».
E lei?
«A me hanno proposto spesso di fare il sindaco di Ceppaloni, ma ho sempre rifiutato. Nel 2001 però, per poco non venivo eletta alle politiche».
Ora è presidente del Consiglio regionale. Grazie a un accordo tra suo marito e Antonio Bassolino. La cosa più democristiana del suo fare politica?
«L’arte di ascoltare. Il contatto con il territorio. Il mio numero di telefono è sull’elenco. A Benevento abbiamo un punto d’ascolto aperto a tutti».
Il vecchio rito diccì: ricevere i cittadini.
«Per risolvere tutti i problemi ci vorrebbe una bacchetta magica. Ascoltando gli elettori almeno si ha il termometro per capire quali sono i bisogni reali. Le famiglie italiane non riescono ad arrivare a fine mese…».
Guardi che al governo c’è suo marito…
«Siamo al governo da nemmeno un anno. In ogni caso io sono per realizzare tutte le riforme necessarie. Anche a costo di fare cose impopolari».
Come l’indulto, fortemente voluto da suo marito? A qualche elettore della sinistra non è piaciuto.
«Mi rifaccio all’appello di papa Woytjla in Parlamento. E comunque l’indulto è stata una misura giusta, votata a larghissima maggioranza».
Da presidente del Consiglio regionale campano ritiene giusta pure l’apertura di una scuola di magistratura a Benevento? Il beneventano, feudo mastelliano…
«A Catanzaro non si poteva. Quindi…».
Sembra una proposta da diccì clientelare.
«L’ex ministro Roberto Castelli ha indicato la sua città: Bergamo. Non vedo dove sia lo scandalo».
Il 17 febbraio ricorrono i quindici anni dall’arresto di Mario Chiesa. Tangentopoli è stata: un momento di purificazione nazionale o un’operazione guidata per far crollare la Prima Repubblica?
«La seconda. Ma non so da chi fosse guidata l’operazione».
Mastella allora era sottosegretario alla Difesa. Se non ci fosse stata Tangentopoli ora dove sarebbe?
«Mio marito non è mai stato coinvolto nelle indagini».
Certo. Ma la Dc ne è uscita in frantumi.
«Forse Clemente starebbe ancora a litigare con Ciriaco De Mita per ottenere qualche incarico. D’altronde De Mita è ancora lì».
E lei dove sarebbe?
«Proprio all’inizio degli anni Novanta, Cossiga disse che per me ci voleva un bel collegio blindato».
Spera nel ritorno della Balena Bianca?
«La Democrazia Cristiana è un’esperienza irripetibile».
Lo dicono tutti gli ex democristiani, ma poi stanno lì a brigare…
«A me piacerebbe ritrovare tutti i vecchi amici in un grande centro».
Suo marito ci sta lavorando…
«Clemente ha detto chiaramente che finché c’è Prodi al governo lui non si muove. Il giorno in cui dovesse finire questa esperienza…».
Molti dicono: dal bipolarismo non si torna indietro…
«Io credo che prima o poi questo grande centro si farà».
L’Udeur insieme con Marco Follini e la Dc di Giuseppe Pizza… Se ne parla già per le prossime amministrative.
«Ci sarebbe bisogno anche di qualcun altro. Per allargare il ventaglio».
Meglio la Margherita di Rutelli o l’Udc di Casini?
«Sarebbe un bel colpo averli tutti e due. Più siamo, meglio stiamo. L’importante è la condivisione dei valori».
Condivida: in politica estera Diliberto e Bertinotti o Formigoni e Pisanu?
«Me lo chiede pure?».
Preferisce glli ex Dc di Forza Italia?
«Certamente».
Sui Pacs: con Bindi o con Binetti?
«Dovrei parlare con entrambe per favorire un accordo».
Non sia troppo democristiana. Butti una delle due dalla torre.
«Nel Dna ci ho scritto Dc».
Se è per questo, una volta ha pure fatto l’elogio del manuale Cencelli. Quello per le spartizioni dei ministeri. Secondo lei l’Udeur avrebbe diritto alla presidenza di una regione?
«Tolga il condizionale. L’Udeur deve avere una presidenza».
Lo dice perché si parla di una sua possibile candidatura per il dopo Bassolino?
«Non mettiamo in giro simili voci, per cortesia».
Si dice pure che Mastella ha proposto lei come capolista del gruppone centrista alle prossime Europee.
«Lo sento dire da lei per la prima volta».
Donne capolista e donne leader. Se ne parla sempre di più.
«Forse perché si vuole allargare il bacino elettorale. Le donne sono determinate e incorruttibili».
Una donna a capo del partito democratico?
«Una politica capace come Anna Finocchiaro sarebbe positiva per la crescita di quella formazione».
Un nome per il partito unico del centrodestra?
«Letizia Moratti. Donna capacissima».
A cena col nemico?
«Fini mi intriga: se tenesse fuori la parte dura e pura del suo partito, con lui si potrebbe trovare un approccio politico».
Cultura generale. Le faccio le stesse domande che ho fatto a Stefania Prestigiacomo. Che cos’è la Consob?
«Lo so, ma non lo ricordo. Una cosa degli imprenditori?».
Non esattamente.
«Delle azioni».
È la commissione di controllo della Borsa. Che cos’è Youtube?
«Non lo so. Un programma?».
Un sito di raccolta video. Su cui, tra l’altro, Di Pietro pubblica i suoi resoconti dei Consigli dei ministri. Quanto costa un litro di latte?
«Un euro e venti circa».
Esatto.
«Beh, sapere questo mi sembra più importante».

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L’intervista con Sandra Lonardo si tiene al ventesimo piano di un grattacielo. Nell’angolo meno napoletano di Napoli: l’Isola F13 del Centro direzionale. Mentre parliamo il presidente ogni tanto si distrae a causa del suo blackberry. Riceve e-mail e messaggi. «L’ultimo era della mia amica Annamaria Boniello», spiega. Boniello è una giornalista caprese, che dell’isola sa tutto di tutti. «È molto amica pure di Anna Serafini», aggiunge. «Mi dice sempre: è difficile scegliere tra voi due». Volendo girare il dilemma al maschile, con i mariti (Mastella e Fassino) al posto di Lonardo e Serafini, chi mettereste al posto di Boniello? Rutelli?

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