Gilberto Benetton (Sette – febbraio 2010)

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Se Luciano è il creativo, lui è la mente strategico-finanziaria. Gilberto Benetton, 68 anni, terzo di quattro fratelli, è quello che ha portato la famiglia a diversificare i propri interessi. È lui che ha trasformato la Benetton da marchio pop-social-trendy di maglioni, in multinazionale del commercio con un fatturato da 11,5 miliardi di euro e centomila dipendenti diretti. Lo schemino delle proprietà Benetton, tra aziende controllate e sotto controllate, è più complesso di un sudoku per esperti. Per semplificarlo, vale quello che ha scritto qualche tempo fa Giuliano Zulin su Libero: «Appena ci mettiamo in viaggio, paghiamo i Benetton». Come? Al casello in autostrada, in autogrill, alla stazione, in aeroporto, nei negozi di vestiti. Sia chiaro: un obolo glielo avete dato anche voi lettori quando avete comprato il Corriere (di cui i Benetton sono azionisti al 5%). «Con i telefoni però abbiamo chiuso. In perdita», sottolinea Gilberto. E poi rilancia: «Abbiamo appena aperto un mega centro di ristorazione Autogrill nel museo Louvre di Parigi: si chiama Restaurants du monde, la food court più grande d’Europa, con cucine di tutto il mondo». Incontro l’industriale nella sede milanese del gruppo. Sedie in design di cuoio e quadri astratti alle pareti. («Per casa mia preferisco l’Ottocento: ho Favretto e Fattori», spiega). Il signor Gilberto non chiacchiera molto e alterna il singolare al plurale familiare. Sorride quando abbozzo l’elenco sconfinato delle attività che gestisce con i fratelli: «Non male, eh?».
Siete onnipresenti.
«Mica siamo degli arraffoni che vogliono solo accumulare. Lavoriamo anche nell’interesse del Paese».
Lei colleziona posti nei Cda di tutta Italia: the dark side of Benetton?
«È normale. Guardi, a noi piacerebbe essere giudicati senza filtri ideologici. Per quel che facciamo: le autostrade negli ultimi dieci anni sono migliorate o no?».
Quello delle autostrade è un monopolio.
«Su cui investiamo un miliardo e mezzo l’anno. Si giudichino i servizi che forniamo, più che le quote di mercato. Abbiamo allargato le corsie, introdotto l’asfalto drenante, i nuovi guardrail. Ora c’è più sicurezza».
Come va la trattativa per acquisire Abertis, la multinazionale spagnola delle autostrade?
«Sono voci. Per ora di concreto c’è poco. È un affare molto complesso. Ma anche lì: se si dovesse verificare sarebbe un’operazione di cui gli italiani dovrebbero essere orgogliosi».
Quand’è stata la prima acquisizione dei Benetton?
«A metà anni Novanta. Era il periodo delle privatizzazioni e noi avevamo disponibilità economiche».
Il primo pezzo acquisito?
«La Sme, cioè Autogrill e Gs. Gli autogrill erano luoghi squalificati. Me ne accorgevo ogni volta che imboccavo un’autostrada».
La prima cosa che avete fatto per migliorarli?
«Le divise degli impiegati. I buoni rapporti con i consumatori sono la nostra specialità da 25 anni. Con Autogrill siamo leader mondiali, presenti in 40 Paesi. Se ti arrampichi in cima all’Empire State Building poi da mangiare te lo diamo noi».
La “diversificazione del business”, in qualche modo ha snaturato la Benetton. I suoi fratelli, Luciano, Giuliana e Carlo, sono stati subito d’accordo con le sue proposte?
«Ho sempre gestito la parte economica da quando eravamo piccoli. Tra di noi c’è una fiducia reciproca granitica».
Mi racconta la sua infanzia?
«Eravamo poveri. Mio padre lavorò anni come camionista in Libia. Morì di nefrite quando io avevo quattro anni. Non vorrei scadere nel patetico, ma sono quello che ha studiato di più in famiglia. E ho smesso a 14 anni».
Gli altri?
«Tutti a lavorare, prestissimo».
I Benetton come si avvicinano al mondo dei maglioni?
«Mia sorella Giuliana, finite le elementari aveva cominciato a fare la magliaia».
A undici anni? È sfruttamento minorile.
«A diciassette anni Giuliana sapeva confezionare da sola un maglione dal primo all’ultimo passaggio».
Lei che cosa sapeva fare?
«Dopo la scuola entrai come impiegato in un ufficio per la contabilità dei libri paga».
C’è un momento in cui dite: «Mettiamoci a vendere golf colorati».
«Tra il 1956 e il 1957. Era un po’ che parlavamo di fare qualcosa insieme. Ognuno di noi si voleva comprare la macchina e uscire dalla mediocrità di quella vita. Un giorno ci trovammo tutti e quattro intorno a un tavolo e decidemmo di partire…».
Vostra madre vi aiutò?
«No. Lei ci avrebbe voluti dietro a uno sportello, col posto fisso».
La leggenda vuole che tutto cominciò con un maglione giallo…
«Confezionato da mia sorella. È vero. Poi comprammo il primo telaio, firmando una montagnola di cambiali. Cominciammo a portare i maglioni nei negozietti del trevigiano».
Avete conservato qualcuno di quei pezzi storici?
«Abbiamo una collezione, è visitabile».
Che cosa avevate di diverso dagli altri?
«A quei tempi ci si vestiva di blu, grigio… Noi mettevamo nelle vetrine i colori pastello… e poi inventammo la tintura in capo».
La tintura in che…?
«Una piccola rivoluzione. Non facevamo i maglioni di lana partendo dai gomitoli colorati. Producevamo in grezzo e poi immergevamo il tutto nella tinta richiesta dai negozianti. Una stirata e via. Tempi rapidi e costi ridotti».
Il primo negozio?
«A Belluno nel 1968».
L’anno della contestazione. Lei aveva 27 anni.
«E invece di contestare lavoravo sette giorni su sette, 16 ore al giorno tra magazzini e ricevute».
Come vi dividevate i compiti?
«Giuliana e Carlo erano e sono più legati al prodotto. Luciano, il fratello maggiore, fantasioso, si occupava delle vendite. E io dei conti. La prima volta che sono entrato in banca a chiedere un prestito avevo 16 anni. Portavo i calzoni corti e non per modo di dire».
United Colors of Benetton…
«Quel nome arrivò molto dopo. Con Oliviero Toscani. I negozi, prima, si chiamavano Mymarket, l’azienda Maglieria Benetton».
C’è chi sostiene che i Benetton senza le campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani non sarebbero andati lontano.
«Credo che con Toscani ci sia stato un rapporto di reciproca utilità».
Le campagne Benetton erano dure: suore e preti che si baciavano, maglie insanguinate… Le ha sempre condivise tutte?
«Certo, sapevo che Luciano le aveva approvate, quindi…».
Lei si sarebbe fatto ritrarre nudo per una vostra “campagna” come ha fatto Luciano?
«Per l’azienda questo e altro».
Sbaglio o lei è anche quello dei fratelli che ha portato la Benetton nello sport?
«Volley, basket e rugby. A Treviso abbiamo la più grande cittadella dello sport d’Europa. E organizziamo master per manager sportivi».
Però non siete mai entrati nel calcio.
«A noi piace la cultura vera dello sport».
Siete stati anche in Formula Uno.
«Quella fu una mossa puramente commerciale. A inizio anni Novanta. Non sa quanti mercati abbiamo penetrato grazie alla Formula Uno».
Il team manager era Flavio Briatore e il pilota di punta Michael Schumacher.
«Due nostre creature».
Ora Schumacher torna in pista…
«Ricordo il primo incontro. A Berlino, all’inaugurazione di un nostro negozio. Gli chiesi che cosa pensasse del grande Senna. Fece una smorfia, come dire: “Lo batto quando voglio!”. Aveva una freddezza e un’ambizione smisurate».
Ora la Formula Uno è in crisi. Come l’economia.
«Sull’economia ho fatto dei conti».
E cioè?
«Per tornare ai livelli dell’autunno 2007, dovremo aspettare fino al 2016».
Lei è noto per essere sintonizzato 24 ore su 24 con le Borse mondiali. Su che cosa consiglierebbe di investire?
«Sulle grandi imprese nazionali. In linea di massima è l’ora della sobrietà: rimboccarsi le maniche, senza eccessive distrazioni».
Lei che distrazioni si concede?
«Poche. Due anni fa mi sono comprato una barca. Ci vado una settimana ogni tre mesi».
Ha un clan di amici?
«Un gruppo ristretto, quasi tutti piccoli imprenditori del trevigiano. Ci vado in barca».
Qual è la scelta che le ha cambiato la vita?
«Che fine avremmo fatto noi quattro fratelli se non avessimo deciso di metterci in affari insieme?».
Il libro della vita?
«Leggo poco. Solo quando sono in barca. Lì, faccio grandi full immersion nei gialloni di Grisham, Follett e compagnia».
La canzone?
«Sapore di sale, di Gino Paoli».
Il film?
«Non vado al cinema».
Avrà qualche preferenza…
«I film di Totò. Per il resto preferisco le partite di basket o di rugby in tv. E qualche talkshow politico tipo Anno zero».
Farebbe politica? Scenderebbe “in campo” se convocato?
«No».
Suo fratello Luciano lo ha fatto.
«Un paio d’anni, coi repubblicani. Non direi che ha fatto politica».
Il prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, è il portabandiera del leghismo più ruvido.
«È molto amato dai cittadini. Lavora bene».
È stato condannato per istigazione al razzismo.
«Non condivido tutto quello che dice, ovvio. E su certe frasi non lo prendo sul serio».
Cultura generale. Che cosa è rappresentato sulla moneta da due centesimi?
«Non lo so».
La Mole Antonelliana. Quanto costa un pacco di pasta?
«Poco».
I confini dell’Argentina?
«Cile, Brasile, Uruguay… abbiamo parecchie terre lì, in Patagonia. Siamo i più grandi proprietari terrieri al mondo».
Ma che ci fate con tutta quella terra?
«Da lì viene tutta la lana della Benetton. La vendiamo anche ad altre aziende. È di qualità superiore».
Non fa i pallini?
«Guardi che la lana deve fare i pallini!».
 www.vittoriozincone.it

Categorie : interviste
Commenti
giandomenico cappellaro 6 luglio 2010

Spero che molti giovani leggano questa intervista. Avrebbero molto da imparare.

maurisio scarpa 26 febbraio 2012

Invio lettera alla Famiglia Benetton, al Sindaco di Venezia, alla Sopraintendenza ai Beni Architettonici di Venezia, e al Ministro delle Attività Culturali Prof. Lorenzo Ornaghi e al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Monti

Marcon – Venezia 26 -02 -2012

Da Maurisio Scarpa Via C. Ceolin, 22 – 30020 -Marcon – Venezia Cell. 3382018306

Spetta.le Famiglia Benetton – Treviso – Veneto – Italia
Segreteria Particolare della Famiglia Benetton

Alla Cortese Attenzione della Famiglia Benetton

Spetta.le Comune di Venezia c’a Farsetti San Marco Venezia
Segreteria Particolare del Sindaco di Venezia Prof. Giorgio Orsoni

Alla cortese attenzione del Sindaco di Venezia Prof. Giorgio Orsoni

Spetta.le Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia
Laguna. San Marco, 1 – Palazzo Ducale – 30124 – V E N E Z I A (Italia) –
Tel. 041-5204077 – Fax 0415204526 — Soprintendente: arch. Renata Codello –
PEC: mbac- sbap-ve@mailcert.beniculturali.it

Alla Cortese atte.ne della Sopraintendente Arch. Renata Codello

Spetta.le Ministero per i Beni e le Attività Culturali via del
Collegio Romano, 27 a Roma (+39) 06.6723.2980 .2990 Centralino MiBAC: (+39) 06.6723.1
Segreteria Particolare del Ministro Prof. Lororenzo Ornaghi

Alla cortese attenzione di el Ministro dei Beni Culturali Prof. Lorenzo Ornaghi

Alla Cortese Attenzione della Famiglia Benetton

Oggetto: modifiche riportate sulla ristrutturazione del Progetto Fontego dei Tedeschi
a Rialto Venezia, per migliorare la funzionalità e così la possibilità di creare a Venezia e per tutto l’indotto Veneto lo sviluppo del “Turismo Commerciale” quindi investimenti di centinaia di milioni di Euro a fin di bene e nuovi posti di lavoro per i giovani. (amici badate che già 50 mila giovani Italiani hanno emigrato in Australia per sempre e la scorsa settimana hanno intervistato in TV gli ultimi due nostri giovanissimi figli da Montebelluna Treviso, quindi amici continuiamo a non collaborare con gli imprenditori seri che spendono investono milioni di Euro, secondo voi amici lo fanno, per poi prendere smontare il palazzo Fontego dei Tedeschi e quindi delocalizzarlo !!!!e.!! roba da matti )

Egregi Signori, leggo delle importanti e necessarie modifiche al Progetto “Fontego dei Tedeschi” di cui all’oggetto, “Coraggio Bisogna Insistere, non mollate nemmeno un millimetro” ebbene c’è un particolare che non capisco, a cosa serve il cavo d’acciaio per sollevare la scala mobile, e per quale motivo (siete costretti) per cui bisogna sollevare la scala Mobile…?

ebbene il fatto stesso che la scala mobile esiste lì dentro al Palazzo, non comporta il motivo per cui debba essere sollevabile ? non capisco c’è qualcosa che mi sfugge, mentre capisco che è necessario creare una struttura in acciaio (camuffata) ed adatta per supportare dei speciali antivibranti ammortizzatori adatti per assorbire le vibrazioni, ma comunque la scala mobile è pensata per rimanere fissa sulla sua posizione, amici io vedo quella grande entrata con tutti gli archi reali ad ogni piano, ebbene la vedo come il disbrigo che si vede sulle grandi Navi da Crociera, per cui nei quattro angoli interni del palazzo dove appunto c’è anche la scala mobile, ebbene nei angoli posiziono le colonne in acciaio portanti (camuffate come ho spiegato sulla seguente lettera, che segue) ebbene su queste 4 colonne portanti che arrivano sino al tetto (sono 4 colonne con la loro fondazione indipendente sul Caranto) ebbene applichiamo delle speciali guide di scorrimento per fare scorrere gli ascensori (panoramici) uguali a quelli che sono sulle navi da crociera, e alla base le scale mobili la dove le avete previste, quindi non serva il cavo d’acciaio per fare salire la scala mobile è una soluzione insensata e inutile, dal momento che è comunque necessario modificare il muro ed aprire un’apertura per l’accesso della scala mobile sul pianerottolo dei ballatoi,

(è tutto tempo perso chiacchere e prese di posizione e niente altro che danneggiano e ritardano lo sviluppo economico di Venezia)

ebbene poi con la realizzazione delle 4 colonne in acciaio e naturalmente posso spiegare bene anche il sistema di realizzazione di tutta la struttura diciamo a gabbia per cui diventa una struttura auto portante, per cui le travi di giunzione che scorrono sotto il pavimento per congiungersi con le altre colonne perimetrali sul palazzo, ebbene le travi di giunzione saranno camuffate dentro il sistema di ventilazione e condizionamento dell’aria quindi tutta la struttura è invisibile (fate notare alle maestranze politiche che anche in altri palazzi veneziani, anche in quello della regione veneto esistono i “Doppi Soffitti” ebbene li dentro scorrono le travi strutturali di cui sopra, quindi potete capire che la struttura in acciaio che dalle fondamenta arrivano sino a sostenere la “Piantana” in acciaio e vetro che avete presentato nella variante di progetto, mentre con la mia struttura di sostegno in acciaio, si può fare la “Piantana Ristorante” completamente sollevabile al di sopra del tetto, e quindi ottenere tutta la visibilità del panorama, è una nuova caratteristica una novità tecnologica il sollevamento, che si ottiene tramite 4 martinetti oleo dinamici. (sono solo miei pensieri di progettazione evolutiva)

Ebbene poi il Pontile galleggiante con soppalco belvedere, anche questo importantissimo pontile è necessario altrimenti precludiamo soffochiamo la possibilità ai “Turisti Commerciali” di Godere la visita Veneziana vedere il bellissimo Ponte di Rialto, pranzando sul pontile plateatico semovente

(che anche qui sul Ponte di Rialto deve essere utilizzato con garbo per incrementare il “Turismo Commerciale” ossia è necessario restaurare urgentemente sia il Ponte Rialto sia i negozi che sono sulle scalinate del Ponte, per cui amici cominciate a pensarci sarebbe utile che cominciamo già con la progettazione del restauro del Ponte di Rialto (controllare le fondamenta che ci sia bisogno di rinforzarle) quindi progettare l’utilizzo dei negozi commerciali che sono sulle gradinate del Ponte, farlo in sintonia con il Fontego dei Tedeschi altrimenti il Ponte Rialto cadrà a pezzi, ditemi amici voi pensate che alle persone che oggi ostacolano il progetto Fontego dei Tedeschi, gli interessi loro del Ponte di Rialto che cade a pezzi ! sino ad ora per caso li avete sentiti protestare e..!! mentre amici provate solo a parlarne proporre una sponsorizzazione con il dovuto ritorno commerciale, ebbene questi signori “NO”diventano tutti specialisti e protettori del patrimonio artistico Veneziano Mondiale o..No..!! e..!)

Ebbene il Pontile Galleggiante plateatico, anche su questo pontile aggiungerei una modifica, ossia sui quattro lati del pontile installerei 4 colonne (costruite simili alle Briccole tradizionali che vediamo in canal grande con il caratteristico cappello e verniciate a fasce elicoidali bianche e celesti uguali alle tradizionali, con la differenza che sono in acciaio appoggiate sui plinti sul fonda del canale che sollevano il pontile sino a togliere il movimento ondulatorio provocato dal passaggio continuo delle imbarcazioni nel canale provocano un moto ondoso continuo quindi fastidioso per chi vuole rilassarsi pranzando sul plateatico galleggiante, il sistema di stabilizzazione dei pontili sono già in vigore da anni non è vincolante dalle leggi per il motivo che è provvisorio gli stabilizzatori (camuffati da Briccola storica ) non sono brutti da vedere per il motivo che esternamente non si vedono aggeggi per il sollevamento per il motivo che scorrono su stesse tramite un martinetto oleodinamico all’interno della Briccola, poi il pontile al centro c’è l’entrata il corridoio dei passeggeri che arrivano ormeggiati con il taxi o con gondola mentre ai lati del corridoio il plateatico (in questo modo è accessibile e possono usufruire anche a persone disabili)

Si può fare il sistema di sollevamento prevedendo che ogni anno c’è bisogno della normale manutenzione che consiste di ripulire la carena del pontile dalla vegetazione marina che impregna e distrugge la carena, quindi con la innovazione del sollevamento oleodinamico in questa occasione è possibile sollevare il pontile fuori dalla linea di galleggiamento e con la pompa a pressione ripulire la carena in poche ore quindi meno costi di manutenzione e poi riposizionarlo all’originaria posizione il comando è con una semplicissima centralina oleodinamica posizionata all’interno della stiva del pontile,

(amici sono solo delle idee di progetto come dicevo associare la tecnologia innovativa a favore dell’ambiente dell’architettura antica e della sicurezza delle persone che sono al centra della nostra attenzione)

Amici vi auguro buon lavoro e la possibilità di poter creare sviluppo economico intelligente a Venezia, speriamo di non avere intralci dettati dall’ignoranza dalle prese di posizione speriamo invece che le persone collaborino tutti assieme in senso positivo, ho letto di una statistica dove si dice, che un qualunque popolo della terra per raggiungere un grado di civiltà e di cultura accettabile per potersi governare, ebbene dovrebbero leggere almeno 6 libri all’anno, mentre se fate una semplice indagine tra il popolo Veneto e non solo Veneto, ebbene “Si & No” che leggono un paio di libri in tutta la loro esistenza , ecco il motivo per cui in Veneto non è possibile trovare tra il popolo una sinergia politica tale per “Auto Governarsi” quindi è spiegato il motivo per cui siamo tutti indebitati con ben 1980 Miliardi di Euro, ed siamo commissariati per non cadere sul baratro del fallimento, quindi amici ecco spiegato anche gli attuali ostacoli su qualunque iniziativa, ostacoli mentali che sono mossi quotidianamente dalle stesse persone che frenano lo sviluppo economico dell’Italia Intera.

Buondì da Maurisio Scarpa WSMarco

Segue la Precedente lettera inviata alla Sopraintendente ai Beni Architettonici di Venezia Architetto Renata Codello

Marcon – Venezia 19 -02 -2012

Spetta.le Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia
e Laguna. San Marco, 1 – Palazzo Ducale – 30124 – V E N E Z I A (Italia) –
Tel. 041-5204077 – Fax 0415204526 — Soprintendente: arch. Renata Codello –
PEC: mbac- sbap-ve@mailcert.beniculturali.it

Alla Cortese atte.ne della Sopraintendente Arch. Renata Codello

Oggetto: Invio alla sopraintendente Arch. Renata Codello, delle idee
alternative, (da valutare e migliorare) al riguardo del Progetto per
la ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi a Venezia, la lettera è
stata inviata parecchi giorni fa il 13-02-2012, scrissi a seguito
pubblicazione nei quotidiani “La Nuova” e il Gazzettino (VE) narravano
delle difficoltà riscontrate su una possibile realizzazione
dell’indispensabile Terrazza belvedere affacciata sul canal grande,
con vista del Ponte di Rialto per cui deve essere progettata con una
certa discrezione architettonica, in rispetto dell’antica architettura
che caratterizza Venezia stessa quindi suggerii di associare e rendere
complici le tecniche di costruzione moderne ed automazioni particolari
mettendole al servizio dell’antica architettura Veneziana e alle nuove
esigenze dell’epoca contemporanea in cui viviamo oggi, ed alle
esigenze del Turismo che è il motore dello sviluppo economico di
Venezia, il tutto pur mantenendo assolutamente integro il patrimonio
architettonico e culturale che
rappresenta Venezia stessa.

Segue la Lettera:

Marcon – Venezia 19 – 02 – 2012

Da Maurisio Scarpa, Via C. Ceolin, 22- 30020 -Marcon – Venezia Cell.
3382018306

Spetta. Famiglia Benetton – Treviso – Veneto / Italia

Oggetto: Invio suggerimento di come realizzare le nuove infrastrutture
su un palazzo molto antico come il Fontego dei Tedeschi a Venezia
senza compromettere la stabilità del Palazzo e senza deturparne
l’architettura antica.

Egregi Signori, leggo sui quotidiani Veneti della vicenda Progetto
Terrazza sul Tetto del Fontego dei Tedeschi, e dell’ultimo possibile
Progetto della realizzazione di un sistema così detto “Belvedere” con
i vetri oscurati, ebbene potrebbe essere una valida un’idea, e che
comunque dovrebbe essere realizzata, per questo motivo è necessario
anche la copertura della terrazza con un sistema tetto a scomparsa, (
e..ci sono mille sistemi di automazioni per realizzarlo, con sicurezza
in caso di mancanza energia elettrica, il tetto rientra anche
manualmente quindi la sicurezza di chiusura, anche se avrete previsto
il gruppo elettrogeno in emergenza) ebbene la copertura deve essere
studiata in base alla filosofia dell’architettura dello stesso palazzo
Fontego dei Tedeschi, del resto amici “osservate e fate osservare alla
sopraintendenza” che i tetti di Venezia sono pieni delle così dette
“Piantane” sono per belvedere stendono la biancheria e utili anche per
prendere il sole le “Piantane”sono lì sopra i tetti ancorate sui muri
portanti da centinaia di anni le “Piantane” fanno parte
dell’architettura di Venezia, amici chissà artisti pittori si sono
ispirati e quanti quadri le ritraggono, quindi si deve progettare e
presentare il Progetto innovativo con questa Filosofia architettonica
Veneziana associando e quindi mettendo i nuovi sistemi tecnologici al
servizio della progettazione attuale per Venezia, bisogna adottare
materiali molto leggeri in modo da non compromettere la stabilità
dell’edificio, altrimenti bisogna creare un progetto delle strutture
in acciaio interne, che scorrono vicino ai muri portanti, (che poi
vengono mascherate) si tratta di una struttura in acciaio che parte
dalla loro nuova fondamenta, fatta con appositi Pali “gettati
appositamente” sul sottosuolo sino appoggiarsi sul “Caranto” allora si
crea una struttura a gabbia in acciaio perfettamente mascherata
all’interno del Palazzo che arriva sino al tetto, quindi ancoriamo su
di essa che è una struttura indipendente e auto portante, quindi poi
ancoriamo su di essa gli antichi muri portanti, alla nuova struttura
in acciaio speciale che in questo modo garantisce sia l’applicazione
dei necessari vani ascensore che gravitano e scaricano il loro peso e
vibrazioni sulla struttura in acciaio, stessa cosa vale per le scale
mobili interne saranno ancorate solo sulla struttura in acciaio, che
diventa anche un ottimo supporto per la Struttura del tetto apribile
necessario sotto tutti i punti di vista, che per quanto possiamo usare
materiali leggeri innovativi, è sempre peso in più non previsto e
quindi mette a rischio la stabilità dell’antico palazzo, a mio parere
queste Sagge considerazioni tecniche “tagliano la testa al toro” poi
realizzata questa struttura in acciaio portante di sicurezza, ebbene
poi non esiste divieto a fare.

(mentre conoscendo i pollastri Politici Veneti, è necessario mettere
anche la famosa ciliegina, utile sia per Maurisio Scarpa sia per gli
ambientalisti, quindi può essere che una parte del tetto che rimane
fisso, ebbene può essere progettato e costruito in speciali nuovi
pannelli Fotovoltaici (che assomigliano perfettamente al tetto
antico) e che producono energia elettrica e non inquinano, questo
amici è utile anche per acquisire un po di simpatia da parte dei
signori NO)

La presentazione della struttura di rinforzo, di cui sopra è
necessaria in quanto a mio parere, se realizzata come rinforzo
assoluto dell’antico Palazzo, allora non devono esistere dei pareri
sfavorevoli alla realizzazione ne della terrazze ne di tutto il resto,
amici tenete conto che fermare questo progetto, significa solo
danneggiare lo sviluppo economico di Venezia e danneggiare il turismo
a Venezia, che è rimasto come unica ancora di salvezza di tutto
l’indotto veneziano, bisogna capire e fare capire, che è un progetto
necessario, ed è necessario mantenere più possibile l’architettura
esterna del palazzo e parte di quella interna quindi rinforzare
accuratamente con scrupolo le strutture delle fondamenta interne ed
esterne di base, il resto sono solo chiacchere che fanno perdere tempo
e denaro a tutti, oggi la precaria situazione finanziaria non esiste
sviluppo economico quindi suggerisco a tutti di migliorarsi sia
psicologicamente che culturalmente e quindi capire che solo facendo
squadra unica pur mantenendo i valori della Democrazia, quindi
collaborare con gli imprenditori che vogliono fare lo sviluppo
economico a Venezia ricordate che il Palazzo Fontego dei Tedeschi non
lo possono delocalizzare capito la filosofia..!!

Ebbene vi ringrazio della vostra Pazienza evi auguro di poter
proseguire perchè prima di andarmene vorrei bere un caffè sul
belvedere però da quel punto vorrei vedere il Ponte di Rialto e come
succedeva quando ero ragazzo, sentire tra il
silenzio che regna nei tetti veneziani, sentire quel classico stridio
che emettono i Rondoni verso sera nel cielo Veneziano, e sentire
qualche imprecazione che di solito fanno i gondolieri,

Ebene Speriamo Buondì da Maurisio Scarpa WSMarco

WSMarco e la Serenissima Veneta, le ricordo il nostro codice dettato
da uno dei migliori Pontefici della Chiesa Cristiana, Codice: “Acqua,
Salute, Libertà, Fede, Serenissima” ogni Pietra che compone Venezia,
parla in testimonianza della sua cultura Millenaria, Venezia è un Sito
composto da Architetture e di culture diverse tra di loro, a
testimonianza che diversi popoli convivevano assieme commerciavano sia
le Merci, scambiavano le loro culture e condividevano un nuovo sistema
di vivere assieme, e quindi: “Se un uomo è gentile con un “Foresto” un
(straniero), mostra d’essere cittadino del mondo, e il cuor suo non è
un’isola, staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce”
Questa è la “Gloriosa Serenissima Veneta” il Santo Padre Benedetto XVI
quel Giorno alla Basilica della Salute il Santo Padre Benedetto XVI ha
detto delle Bellissime Parole Piene di Significati culturali, Per chi Vuole
Intendere, e a Buon Intenditore Poche Parole,

Maurizio 10 maggio 2016

Bello troneggiare nel palcoscenico degli illuminati vero.? Cosa dire, un plauso alla riconversione miserabile della povertà nell’assoluto è sconfinato paradiso del libertario capitalismo senza freni… Bella la storia di 4 poveri fratelli che da niente hanno costruito tutto è bello anche l’applomb indifferente verso moneta e cultura del quotidiano… In fondo, a noi ricchi cosa interessa il costo della posta.? O cosa c’è dito ad una moneta ? Importante é sapere cosa c’è dietro ai monetaristi. Tutto bello, perfino le acquisizioni indiscriminate di terre nel mondo, che laddove esistesse una legge seria ne impedirebbe la mercificazione, che laddove esistesse legge permetterebbe a poveri paesi di non essere spazzati per il gusto di permettere a poche persone il dominio delle terre emerse…ma infondo é giusto così. I giovani dovrebbero imperare leggendo questa intervista che sottopagare e sfruttare bambini in un sottoscala turco per 16 ore al giorno é BUSINESS, É la mano santa di dio che togli i peccati dal mondo, e che mandare un figlio alla Bocconi per insegnargli il brokeraggio finanziario é quasi divinazione, poiché gli UNITED COLORS OF BNETTON, uniscono davvero il mondo, lo colmano di valori e diffondono il verbo, ora et labora figlio mio ma, lascia stare i conti, quelli li fanno già per te… Cosa dire dopo questa intervista ? Grazie famiglia Benetton, grazie di esistere… Grazie perché , non esiste una economia giusta, esiste solo aldilà delle parole una barca piena di amici, che ci aspetta una settimana al mese, dove leggere distratto, qualche trastullo intellettuale di qualche romanzo giallo, ma che dico a United Colors…

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